Vicolo

Vicolo

Mi richiama talvolta la tua voce,
e non so che cieli ed acque
mi si svegliano dentro:
una rete di sole che si smaglia
sui tuoi muri ch’erano a sera
un dondolio di lampade
dalle botteghe tarde
piene di vento e di tristezza.
Altro tempo: un telaio batteva nel cortile,
e s’udiva la notte un pianto
di cuccioli e bambini.
Vicolo: una croce di case
che si chiamano piano,
e non sanno cos’è paura
di restare sole nel buio
.

Il componimento appartiene alla prima raccolta poetica Acque e terre pubblicata nel 1930 da Solaria, la rivista che diede spazio ad altre liriche scritte dal poeta in Sicilia. Il componimento è costituito da versi eterometrici, l’assenza delle rime è compensata dalla ricca trama di assonanze e allitterazioni presenti nel componimento (dondolio di lampade, botteghe tarde..di tristezza, croce di case che si chiamano). Gli elementi della natura rimandano alle parole – chiave del testo (acqua – cielo- sole – vento), emblematiche di una condizione dell’io in cui la memoria rimanda ai paesaggi luoghi dell’anima dell’infanzia. La tristezza emerge dal ricordo ma segna anche i luoghi riconoscibili, in cui  è fissata l’identità tra il poeta e la sua terra, senza alcuna frattura, senza alcuna  ferita. Il senso di appartenenza ai luoghi della familiarità si insinua già nell’incipit del componimento (Mi richiama talvolta la tua voce) e chiude la lirica nella circolarità semantica degli ultimi due versi ( non sanno cosè paura di restare sole nel buio). L’acqua è simbolo materno della sua terra, che accoglie, che asciuga il pianto notturno di cuccioli o bambini, che rassicura cullando piano come il dondolio  di lampade delle botteghe di sera, poiché non si è soli. Il poeta riprende  alcuni elementi della tradizione classica come l’endecasillabo e il settenario e la insistita punteggiatura dei due punti tradisce l’intento di esplicitare una condizione triste di distacco e il desiderio di un dialogo affettivo nel ricordo . Il lessico è semplice e rimanda al  contesto familiare del vicolo della sua terra,  che fa sentire la sua voce, che chiama e che comunica, subendo una sorta di umanizzazione. Gli elementi del paesaggio sono anch’essi trasfigurati e antropomorfizzati e potenziano il ricordo delle cose care e perdute. Le case, pertanto, sono reali e simboliche ad un tempo di uno stato d’animo e si avviano con il paesaggio , ad acquisire una dimensione atemporale. L’assenza di articoli determinativi conferisce alle parole un sapore vago ed indefinito di chiara matrice leopardiana. Il motivo della solitudine presente nel componimento è sottolineata dal telaio,  che batte sospeso nel vento notturno, quasi in condizione di precarietà e rimanda al dondolio di lampade sui muri delle botteghe. Di chiara matrice leopardiana è anche il riferimento al lavoro notturno di una umanità operosa e solidale, protetta dalla croce di case che sanno di non essere sole al mondo. L’alternanza di presente e passato pone in antitesi il presente di solitudine al passato in cui il poeta si riconosce, che vive nel ricordo come luogo della memoria e della salvezza: la croce di case è ancora lì a lenire la paura,  ad instaurare una qualche forma di comunicazione, a redimere il senso di estraneità del presente.

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