ED E’ SUBITO SERA

ED E’ SUBITO SERA

Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole :
ed e’ subito sera.

 

Analisi

 

L’esperienza poetica di Quasimodo si può suddividere in tre fasi essenziali: nella prima si avverte l’impronta dei modelli illustri della poesia contemporanea, da Pascoli ai simbolisti, da D’Annunzio ai crepuscolari , in essa dominano la malinconia, l’amore per la Sicilia, i ricordi dell’infanzia, espressi con sincerità di sentimento e sobrietà di linguaggio; nella seconda fase , che cade negli anni dello studio appassionato dei lirici greci e dell’esercizio sulle lingue classiche, prevale l’esperienza ermetica, connotata da una accurata scelta formale e stilistica; nella terza fase, scandita dalla dolorosa esperienza della guerra, la sua poesia si fa più distesa e lineare e le tematiche attingono maggiormente alla storia: il poeta si impegna in una nuova poesia, affermando il suo orrore per la guerra e il desiderio di ” rifare” l’uomo, ridandogli speranza nella vita. La poesia ” Ed è subito sera” fa parte della raccolta che da essa prende il nome ed apre la sezione “Acque e terre” , la raccolta fu pubblicata nel 1942 e contiene in nuce motivi ricorrenti sia nella produzione del poeta che nella più vasta poetica ermetica: solitudine, repentino passaggio-dissolvenza delle figurazioni, analogia delle immagini sintetizzate in metafore ed associazioni inaspettate. In soli tre versi vi è il senso della solitudine che l’uomo sente incombere su di sé. Il turbinoso movimento della realtà non rompe il suo isolamento, così quando giunge il tramonto della vita, egli avverte che gli è sfuggita l’essenza dell’esistenza. La crisi ed il timore dell’uomo moderno recuperano un loro spazio inconsueto proprio nel momento in cui la vita viene meno: la sera, sopraggiunge all’improvviso con il suo mistero e scangaglia l’equilibrio esistenziale dell’uomo e la sua consapevolezza della brevità dell’esistenza. Quasimodo coglie la fragilità della vita e dell’uomo : più lo spazio si dilata ( cuor della terra) più l’uomo scopre la sua vulnerabilità, ed anche la luce che simbolicamente riveste un ruolo positivo, annuncia una angosciosa condizione universale. Sotto il profilo metrico-ritmico, la scelta dei versi ha una funzione insieme musicale e visiva: la poesia è fortemente accentuativa e quindi fortemente ritmata, la posizione degli accenti gioca un ruolo strutturale importante. Il primo verso è un dodecasillabo, si tratta di una coppia di senari intervallati dalla cesura che rendono il senso della sospensione e dello smarrimento. Il verso centrale è un decasillabo, semanticamente rilevante, in cui il trisillabo finale (di sole) appare come isolato dal lungo emistichio trafitto da un raggio e in allitterazione con il solo del verso precedente. Il terzo verso , nella rapidità del settenario segna una drammatica conclusione , quella del deserto e della brevità dell’esistenza umana . L’incipit del testo è dato dal pronome ognuno, che nella sua indefinita assolutezza trasmette il senso della solitudine comune ad ogni uomo. Gli uomini sono soli su questa terra ma ciascuno a suo modo, con una segreta e unica storia di solitudine . Il verbo “stare” indica una solidità e fissità dell’attesa dell’uomo che appare quasi in antitesi al senso della precarietà e provvisorietà della permanenza sulla terra, così come è indicato nei versi successivi. Alla solitudine e allo smarrimento dell’uomo non c’è rimedio né conforto da parte dei suoi simili. Il cuore della terra è una metafora di forte pregnanza semantica, essa lascia intravedere tutto il coinvolgimento doloroso ed affettivo dell’uomo e la sua fatica di vivere, c’è anche una sorta di identificazione tra uomo e terra ed una antropomorfizzazione dell’elemento naturale che umanamente accoglie l’uomo sul suo cuore. Ma il sostantivo cuore rimanda al participio trafitto del verso successivo, accomunando in un unico destino di morte l’uomo e la terra stessa, entrambi colpiti dall’energia vitale del sole, anzi conferendo all’elemento naturale, in antitesi con il verso successivo, maggiore capacità di ferire ( trafitto da un raggio di sole) . Il verso finale è epigrammatico ed indica il venir meno della vitalità dell’uomo nel deserto della sera e nello scolorirsi di ogni forte emozione nel pacato tramonto della vita. Il poeta rende qui il senso di precarietà e brevità dell’esistenza umana, l’inconsistenza di ogni gioia e felicità della vita, gettata nel mare dell’effimero. La sera della terra diventa per l’assimilazione e l’antropomorfizzazione, cui già abbiamo accennato, la sera dell’uomo solo. Le allitterazioni e le assonanze teRRa-sERa; SOLo-SOLe , indicano la compenetrazione tra uomo e natura accomunati in un unico destino di malinconia. La varietà sonora delle vocali chiuse ed aperte ( stA SOlO SUl cUOr dEllA tErrA/TrAfittO) e la sibilante s (Sta Solo Sul cuor ..ed è Subito Sera) rendono mestamente armoniosi i versi , mentre l’uso delle doppie e gli accostamenti consonantici nel verso centrale rendono più forte il senso della solitudine (TRafiTTo da un raGGio di sole). Il lessico del componimento appare semplice, comune ed antiretorico, la sintassi presenta due frasi coordinate mediante la paratassi e legate dalla congiunzione “ed”.

Al di là dell’alterna fortuna critica che ha caratterizzato l’attività artistica di Quasimoso ( Contini e Mengaldo ribadiscono il primato del traduttore sul poeta), il poeta siciliano rimane una delle personalità più rilevanti della poesia italiana del novecento ed in parte dell’atmosfera dell’ermetismo. Diversamente dagli altri due poeti del dolore esistenziale , Ungaretti e Montale, pur nell’assenza dell’istanza di Assoluto del primo e della tensione metafisica del secondo, denuncia la responsabilità dell’uomo nell’aver determinato il dolore ed afferma l’impegno del poeta per la costruzione di un mondo migliore.

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