La casa dei doganieri

La casa dei doganieri

Montale

Tu non ricordi la casa dei doganieri

sul rialzo a strapiombo sulla scogliera.

desolata t’attende dalla sera

in cui vi entrò lo sciame dei tuoi pensieri

e vi sostò irrequieto.

 

Libeccio sferza da anni le vecchie mura

e il suono del tuo riso non è più lieto:

la bussola va impazzita all’avventura

e il calcolo dei dati più non torna.

Tu non ricordi, altro tempo frastorna

la tua memoria, un filo s’addipana.

 

Ne tengo ancora un capo; ma s’allontana

la casa e in cima al tetto la banderuola

affumicata gira senza pietà.

Ne tengo un capo, ma tu resti sola

né qui respiri nell’oscurità.

 

Oh l’orizzonte in fuga, dove s’accende

rara la luce della petroliera!

Il varco è qui?(Ripullula il frangente

Ancora sulla balza che scoscende…).

Tu non ricordi la casa di questa

mia sera. Ed io non so chi va e chi resta.

Analisi del testo

Il testo fu pubblicato nel 1930 in rivista, poi nel ’33 diede il titolo alla raccolta pubblicata da Vallecchi per confluire nella seconda raccolta di poesie “Le occasioni” edita da Einaudi nel 1939.

La lirica richiama il paesaggio ligure, come per la raccolta “Ossi di seppia”, in particolare una delle cinque terre, Monterosso, dove il poeta si recava fin dall’infanzia. La casa dei doganieri fu distrutta quando il poeta aveva sei anni, ma essa resta viva nel ricordo. Nell’incipit del componimento, il tono perentorio del primo verso ( tu non ricordi) e l’uso insistito di suoni aspri in allitterazione ed accostamenti consonantici ( RiaLZo a STRapioMBo Sulla SCoGLiera…. DeSolata T’aTTenDe..SoSTò iRRequieTo) ci immettono in ciò che Segre definisce “il paradosso del ricordo impossibile, con un evidente richiamo al canto leopardiano “A Silvia”. Nella lirica, infatti, la memoria agisce in negativo, perché la giovane Annetta non può più ricordare, poiché non è più in vita e la casa da tempo non esiste più. Qui appare la concezione del negativo tipica della produzione montaliana, l’impossibilità della poesia di essere strumento di conoscenza della natura o dell’esistenza umana. La lirica si sviluppa sul contrasto tra il ricordo e la dimenticanza e la casa dei doganieri si connota come la memoria dell’io poetico che lotta contro l’oblio del tempo; la casa – memoria è in disfacimento ( “libeccio sferza da anni le vecchie mura” v.6) ed i ricordi stessi sembrano perdere la loro autenticità ( ” e il suono del tuo riso non è più lieto” v.7). La memoria infatti è il filo conduttore della lirica, attraverso essa il poeta ricostruisce uno spaccato di vita : l’incontro con una giovane, occasione di gioia, seppur momentanea e sporadica. Fuori dalla memoria c’è lo smarrimento e l’assenza di ogni punto di riferimento e di ogni possibile illusione ( la bussola va impazzita all’avventura e il calcolo dei dadi più non torna vv.8-9). Per quanto il poeta si sforzi di trattenere il ricordo esso gli sfugge, diviene opaco e incerto ( ” Ne tengo ancora un capo; ma si allontana la casa e in cima al tetto la banderuola affumicata gira senza pietà. Ne tengo un capo.. vv.13-16).

Sul piano metrico la lirica si compone di quattro strofe di versi prevalentemente endecasillabi, in gran parte ipermetri o versi lunghi variamente formati , l’ottonario al verso 5 risponde all’esigenza di bloccare il flusso dei pensieri , confermata dall’uso del verbo”sostò” e dal punto alla fine della strofa. Da notare il gioco di rime incrociate, alternate, baciate in schemi liberi. Sul piano sintattico il senso di angoscia che pervade la lirica si stempera nella struttura paratattica, in cui la serie di coordinate dà respiro alla sottile lotta tra passato e presente, tra il bisogno del ricordo e la sua negazione. Anche la ricchezza dei segni di interpunzione e le ripetizioni in anafora all’interno del testo ( Tu non ricordi la casa…Tu non ricordi; …Ne tengo ancora un capo;.. Ne tengo un capo;.. ) appaiono funzionali alla dinamica del testo e alla sua struttura interna di significati. La domanda retorica nell’explicit del componimento ( Il varco è qui?v.19) denuncia l’illusione, da parte dell’io poetico, di intravedere una via d’uscita: la risposta è implicitamente negativa ed è confermata dall’immagine impetuosa e incessante delle onde che si infrangono sulla scogliera, da un paesaggio quasi ostile all’uomo, incurante del suo destino e dei suoi mali. Allora il poeta non sa più se la condizione migliore sia quella di chi con la morte si allontana per sempre dalla vita o di chi resta a subirla. Sul piano lessicale da sottolineare l’uso di termini desunti dal linguaggio comune e tecnico ( bussola banderuola petroliera), in tal senso Montale, da un canto si fa portavoce della poesia delle cose attingendo al patrimonio linguistico più comune e familiare, dall’altro carica i singoli vocaboli di un di più di senso per cui gli oggetti designati diventano simboli ed emblemi di un concetto o di un’idea.

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