Veglia
Un’intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d’amore
Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita.
Cima quattro il 23 dicembre1915.
ANALISI DEL TESTO
La lirica appartiene alla sezione Il porto sepolto ed è presente nella raccolta Allegria.
In essa ci sono elementi paratestuali, ossia il luogo e la data della composizione, pertanto, sappiamo che la lirica è stata composta il 23 dicembre del 1915. Il titolo rimanda simbolicamente all’«attesa» di una nuova vita, alla sospensione prima dell’avverarsi di un «evento» che farebbe pensare ad una sorta di rinascita. Le strofe di diversa lunghezza sono intessute di una fitta trama di rime ed assonanze e sono separate dallo spazio bianco, che si carica di significati semantici , prolungando il silenzio della morte che investe il poeta stesso e penetra in ogni fibra del suo corpo. L’assenza della punteggiatura , la presenza di versicoli e la verticalizzazione del testo rimandano ai moduli della avanguardia europea. La prima strofa è la descrizione macabra del cadavere di un compagno massacrato al fronte, simbolo della ferocia disumana che dilaga durante la Grande guerra. La sinestesia tra i versi 8 e 11 (congestione …penetrata nel mio silenzio) ha una forte pregnanza semantica e costituisce elemento centrale della strofa. Il cadavere diventa emblema metastorico del dolore umano che scaturisce dalla violenza senza tempo. La serie di participi passati ( buttato, massacrato e digrignata, penetrata) fissano la percezione immediata ed ineluttabile di un corpo inerte, con il quale il poeta stesso finisce per identificarsi con una sorta di empatia. La seconda strofa di tre versi costituisce l’explicit del componimento ed esprime il desiderio viscerale ed incontenibile della vita che, a dispetto della morte, si afferma con forza e segna il suo catartico distacco dal massacro visivo della guerra. Il ritmo ossessivo e cadenzato della lirica viene reso dalla serie di doppie del fonema /t/( nottata, scritto, attaccato) e dalle vocali toniche in penultima sillaba. Il contatto con la morte prende forza nel momento in cui le mani livide del compagno massacrato e la sua bocca digrignata volta al plenilunio, penetrano con forza nell’animo del poeta lacerandolo. La tensione rallenta al verso 11, quando nella lirica scompare il ritmo ossessivo ed incalzante dell’incipit e il poeta si riavvicina alla vita aggrappandosi ad essa con forza. L’amore e la volontà di vivere si riaffermano dopo la catarsi del poeta soldato, che dopo aver attraversato il Male, il non senso di quella carneficina, è approdato ad una dimensione esistenziale positiva ( non sono mai stato/tanto/ attaccato alla vita). L’ultimo verso foneticamente legato ai primi ( buttato, massacrato), ne costituisce anche il risvolto semanticamente antitetico ( attaccato alla vita ). Il poeta ha attinto, in tal modo, alla dimensione dell’Assoluto, ha ricomposto la scissione finito – infinito, particolare – universale, ed ha riaffermato la vita e l’amore a dispetto dell’angoscia e del dolore universale.