Nuvole

Questa piccola raccolta nasce come una sorta di stillicidio dell’anima su un humus di parole semplici, direi quasi comuni, circoscrive lo spazio di un ‘io’ che si rivela e si nasconde ad un tempo, che cerca di fissarsi nell’attimo in cui si svela per avere significato nel mondo. I vari componimenti sono permeati da una sorta di corrosiva fragilità, dal sentimento di una ‘ friabile durezza’ dell’anima; tradiscono lo sforzo di superare una visione scettica della realtà, l’accettazione del ‘nulla’ come unico possibile atto di libertà.Una libertà che si dà voce attraverso immmagini e simboli come unica verità da affermare e condividere.Ogni frammento nasce da sensazioni immediate e provvisorie e tuttavia reiterate nel tempo come peccati di un umano e disperato egocentrismo. La scrittura appare come bloccata in suoni aspri e dissonanti , in un lessico dell’ ‘oppressione’ che tradisce lo sforzo di raccontare una storia intima o parte di essa. Ad una sorta di sperimentalismo giocato sul versante della forma, presente in molte poesie, segue un piccolo nucleo di componimenti che rimandano alla sfera degli affetti e del ricordo, alla dimensione della memoria che si traduce in ritmi lenti e piu’ distesi. Le poesie sono un ‘viaggio’ alla ricerca di un approdo da dare alla coscienza del ‘negativo’ che pervade l’esistenza , un negativo che si proietta sul foglio “bianco del tempo” , solo per trovare un senso che lo superi. C’è in ogni frammento una sorta di fissità tematica, nella continua percezione del tempo che sfugge, che annulla e vanifica l’esistenza stessa. L’accettazione del ‘finito’ si traduce ora in un sentimento malinconico che diventa unico segno del reale, ora al contrario, cerca risarcimento nella scrittura e nella ‘forma’. La scrittura, scandaglio di una coscienza ‘malata’, diventa in quest’ottica , comprensione della realtà e ‘guarigione’, risarcimento di una ‘perdita’ e appagamento per un nuovo e provvisorio equilibrio.

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