Idealismo
Orientamento del pensiero filosofico e visione della realtà ricorrenti
continuamente e in diversa forma nella storia della speculazione
occidentali dalla Grecia all'età contemporanea; più genericamente, quella
certa visione del mondo per cui la realtà è spirituale e veri sono solo
l'idea, la sostanza spirituale, il pensiero.
Il termine idealismo, introdotto nel linguaggio filosofico della
seconda metà del 1600, viene dapprima riferito alla dottrina platonica
delle idee, e consiste nell’affermare il carattere spirituale della realtà
stessa ( in tal caso si parla di idealismo metafisico). La parola è stata
usata per lo più nel significato di a) idealismo gnoseologico (che nega
l’esistenza reale dei corpi stessi e del mondo in quanto essi hanno solo
un’esistenza reale nei nostri animi); b) idealismo romantico, che è una
corrente storicamente determinata della filosofia moderna e contemporanea
ed è chiamato anche trascendentale , assoluto o soggettivo. Il tratto
caratteristico dell’idealismo consiste nella affermazione della NON
REALTA’ DEL FINITO E LA SUA RISOLUZIONE NELL’INFINITO. Ma mentre una parte
degli idealisti come Croce o Gentile ha tentato di dimostrare nella
struttura stessa del finito, nella sua necessaria razionalità , la
presenza e la realtà dell’infinito, seguendo la strada del filosofo Hegel,
altre forme di idealismo come quello anglo- americano, hanno tentato di
dimostrare, invece, che il finito per la sua irrazionalità, non è reale o
è reale nella misura in cui è manifestazione dell’infinito e non ha
importanza di per se stesso.
In opposizione al materialismo, al realismo e a concezioni analoghe,
l'idealismo considera la materia come qualcosa di ontologicamente
secondario nei confronti dell'Idea, come qualcosa di derivato e privo di
realtà autonoma, che solo dall'Idea - cioè dalla sostanza spirituale -
riceve la sua apparente e impoverita parte di realtà. Ovviamente, il senso
di idealismo non è univoco, ma estremamente complesso perché, nella storia
del pensiero, esso si è configurato in diversi modi secondo il concetto di
Idea o sostanza spirituale dominante nei vari periodi e nei vari
pensatori; una distinzione preliminare è necessaria fra un idealismo
gnoseologico, che fa del soggetto pensante inteso come entità spirituale
il fulcro e il punto di partenza del pensiero filosofico - come in
Cartesio - senza per questo operare una risoluzione dell'intera realtà
esterna al pensiero, e un idealismo metafisico, che al contrario opera
radicalmente tale risoluzione, sino a sostenere che l'atto stesso del
pensiero è l'atto della creazione del mondo esterno, risolvendo quindi la
realtà di quest'ultimo nell'attività del pensiero, o identificando
assolutamente l'essere e il pensiero, come nell'idealismo classico
tedesco. Storicamente, tuttavia, la prima forma compiuta d'idealismo è
quella rappresentata dal pensiero di Platone, che vede nell'Idea
immateriale una realtà sostanziale autonoma e assoluta, nei cui confronti
il mondo sensibile non è che privazione di essere, insufficienza e
limitazione (le premesse di questa concezione platonica stanno in tutto il
pensiero precedente, e particolarmente in Anassagora e negli eleati).
Idealistica è pure la filosofia neoplatonica, per cui tutti gli enti
mondani emanano, in una progressiva diminuzione di spiritualità, dall'Uno,
dal vero essere assolutamente spirituale, fino alla materia che è il vero
non-essere, l'assoluta negatività ontologica. Per quanto incline
all'idealismo - particolarmente attraverso la mediazione neoplatonica - la
filosofia cristiana si mantiene in un realismo moderato riguardo al dogma
fondamentale della personalità di Dio, che si è sempre posto come
impedimento alla riduzione della sua realtà al pensiero; mentre la forma
più tipica dell'idealismo prekantiano può essere scorta nella filosofia di
Berkeley, che riduce l'essere della realtà sensibile al suo essere
percepita e pensata da parte del soggetto umano e divino e che conferisce
quindi una vera realtà autonoma solo ai soggetti pensanti. Da Kant, che
tuttavia non è idealista, per via della distinzione fermamente mantenuta
fra cosa in sé e soggetto conoscente, prende le mosse l'idealismo moderno:
eliminata la kantiana cosa in sé, Fichte pone nel soggetto pensante
assoluto il centro di ogni attività, non solo pensante, ma anche
creatrice. Con le dottrine di Schelling e di Hegel il moderno idealismo
tedesco perviene alla coincidenza di soggetto e di oggetto, di essere e
pensiero, di razionale e reale e la sintesi hegeliana può considerarsi la
forma più compiuta di idealismo, nella totale risoluzione della realtà nel
concetto e della storia a sviluppo dello spirito. Dopo Hegel è impossibile
parlare di idealismo senza un riferimento alle sue dottrine. In seguito
sono sorti un neoidealismo italiano (Croce, Gentile) e un neoidealismo
anglo-americano, e prima ancora, nell'ambito della stessa filosofia
tedesca, si sono affermate numerose correnti che hanno in più modi tentato
di mediare le esigenze del pensiero idealistico con altre di diversa
provenienza (Schelling nella seconda fase del suo pensiero, lo
Spätidealismus).