A partire dai primi anni del Novecento fino agli anni ’60-’70 del secolo , si susseguono numerose avanguardie sia in campo letterario che artistico in generale che prendono il nome di : espressionismo, futurismo, dadaismo, surrealismo. Naturalmente a partire dagli inizi del secolo, alle prime avanguardie si affiancano anche altri movimenti non di avanguardia e che tuttavia risentono del clima e dell’influsso avanguardistico, ad esempio, il movimento dei Crepuscolari, negli stessi anni del futurismo. Questa corrente nega, proprio come fanno le avanguardie, sia la tradizione lirica e sia il ruolo del poeta vate, genio o protagonista. I poeti crepuscolari usano un linguaggio fatto di vocaboli nuovi, nuovi temi ed inoltre adottano il verso libero; essi assumono questo nome in relazione ai toni della loro poesia venata di ironia e malinconia. Si può dire che gli antecedenti di questa poesia crepuscolare sono costituiti dal “Poema paradisiaco” di D’Annunzio e dalle liriche di Pascoli, poeta delle piccole cose.
Tutte le avanguardie influirono in qualche modo anche sugli scrittori nati intorno alla rivista “La voce” ( si parla in questo caso di frammentismo vociano, ossia dell’adozione di una prosa lirica in cui si mescolano momenti lirici e riflessioni), e intorno alla rivista “Lacerba” (1913-1915), ultima questa, molto vicina a posizioni nazionalistiche, imperialistiche e antidemocratiche di destra. Non mancano più o meno negli stessi anni riviste di orientamento ideologico e politico diverso ad esempio “L’Unità”, “Il Baretti”, di Piero Gobetti, “Ordine nuovo”, che nel 1921 si trasforma nel quotidiano del Partito Comunista, ovviamente poi ostacolate e soppresse dal regime fascista, essenzialmente perché esse proponevano una sorta di alleanza tra classe operaia e intellettuali, contro il fascismo conservatore. Una rivista importante fu anche “La Ronda”(1919-1922) che si limitò a trattare temi per lo più unicamente di carattere letterario e si schiera contro le avanguardie, per un ritorno ai classici da Petrarca a Leopardi. Il periodo compreso tra il 1925 e il 1939 è l’età dei fascismi e dei regimi autoritari in genere. Da un punto di vista artistico, nonostante il persistere delle avanguardie prevale un atteggiamento antiavanguardistico con il recupero dei valori della tradizione e della conservazione. Questa esigenza di ritorno all’ ordine la si riscontra in Italia appunto oltre che nella rivista “La Ronda” ma anche nel cosiddetto Ermetismo (1925-1935) . La lirica ermetica è fatta di sensazioni musicali e di temi intimi ed esistenziali, essa rifiuta sia la riflessione filosofica che politica , con un ritorno molto spesso al Simbolismo. L’ermetismo teorizza una poesia chiusa, ermetica e difficile da comprendere, i poeti finiscono per chiudersi in una esperienza esistenziale come in una sorta di religione della parola poetica, in una mistica sospensione dalle attività pratiche. Questo linguaggio oscuro e difficile da comprendere viene ulteriormente complicandosi per le tecniche oniriche di derivazione surrealista che spesso vengono usate in esso, vi sono procedimenti come sinestesie , analogie, corrispondenze musicali, procedimenti a-logici. L’Ermetismo rimane negli anni tra le due guerre mondiali la tendenza prevalente, tuttavia esso non è l’unico filone poetico, accanto al quale troviamo infatti la corrente antisimbolista dell’ Antinovecentismo . C’è inoltre una poesia detta Metafisica per la sua tendenza a conciliare realtà concreta e riflessione filosofica e che recupera l’allegorismo di Dante, questa linea è rappresentata soprattutto da Montale. Gli anni che seguono alla seconda guerra mondiale vedono la nascita della letteratura Neorealistica , con una spinta al realismo e all’impegno sociale e politico che fa capo per lo più allo schieramento politico della Sinistra. Alla fine degli anni Cinquanta il clima culturale e politico cambia e c’è una nuova tendenza letteraria che prende le distanze dal Neorealismo prima con la rivista “Officina”, nata per iniziativa di Pasolini ed altri e poi con la vera e propria Neoavanguardia del “Gruppo ‘63” . Pasolini, un intellettuale di sinistra, si batte per dare alla letteratura la libertà sia per quanto riguarda i temi che le linee ideologiche e politiche. La letteratura per Pasolini doveva essere libera anche dalle logiche di partiti politici, in primo luogo anche dalla logica del Partito Comunista italiano, che in quegli anni si batteva per una letteratura neorealista ed impegnata che aiutasse la battaglia politica che il partito aveva intrapresa in favore delle classi lavoratrici. La nuova avanguardia degli anni Sessanta riprenderà stili e modi della vecchia avanguardia primo novecentesca dunque del futurismo, espressionismo, surrealismo e dadaismo, nonché dei crepuscolari e della poesia angloamericana di Pound e del primo Eliot, ed aprirà la letteratura italiana alle correnti filosofiche e letterarie europee. L’avanguardia entrò in crisi con le lotte degli studenti e degli operai del ‘68 , lotte che essa non aveva previsto e non seppe capire.