Terra

Terra

 

 

Notte, serene ombre,

culla d’aria,

mi giunge il vento se in te mi spazio,

con esso il mare odore della terra

dove canta alla riva la mia gente

a vele, a nasse,

a bambini anzi l’alba desti.

 

Monti secchi, pianure d’erba prima

che aspetta mandrie e greggi,

m’è dentro il male vostro che mi scava.

 

 

La lirica, inserita nella raccolta Acque e terre,  fu pubblicata nel 1930 per la rivista Solaria e confluì nel volume Ed è subito sera. In essa la parola è sottratta alla sua valenza denotativa, caricandosi di significati simbolici. Il paesaggio Siciliano fa da sfondo ed è fonte di ispirazione, grembo salvifico e fonte di dolore ad un tempo. La terra madre si insedia nella memoria come luogo mitico, natura aurorale e primigenia ma anche fonte di sofferenza, fatica e aridità (monti secchi…m’è dentro il male vostro). Il componimento si compone di due strofe eterometriche, in cui l’assenza di rime viene compensata da versi assonanzati e rime imperfette: mArE – tErrA, ErbA- AspEttA, mAlE – scAvA ecc.ecc.). Assume rilevanza il procedimento sinestetico presente nei primi versi dell’incipit, che ci immette nell’atmosfera notturna e lunare , dove il mare e la terra si confondono in una sorta di processo speculare ed identitario (culla d’aria.. mare odore della terra vv.2-4). Da segnalare l’assenza dell’articolo determinativo, l’uso insistito dei sostantivi plurali che annunciano i modi tipici della poesia ermetica (  ombre, gente, vele, nasse). Appare evidente, nell’’uso della prima persona singolare del pronome nella prima strofa ( mi giunge, mi spazio.) e di quella plurale presente nell’ultima parte del componimento ( il male vostro), la correlazione  tra l’io lirico e gli elementi naturali del paesaggio. Punto di partenza è il dato autobiografico e la condizione di solitudine del poeta, in relazione ad un paesaggio  sognato , luogo di della memoria, proiezione di una condizione esistenziale di solitudine. Il tono si incupisce nel passaggio dalla prima alla seconda strofa, lo stesso paesaggio subisce un inaridimento progressivo ( i monti secchi in luogo delle serene ombre ). Così i luoghi cari della memoria  scavano un male  che non lascia più spazio alla compensazione e alla consolazione ( m’è dentro il male vostro che mi scava v.10), il ricordo stesso è fonte di sofferenza e di rimpianto.

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