Il Positivismo

Il Positivismo è un movimento filosofico e culturale caratterizzato da una esaltazione della scienza, nasce in Francia nella prima metà dell’Ottocento e si impone a livello Europeo e mondiale nella seconda parte del secolo. “Positivo” è ciò che è reale, effettivo, sperimentale, in opposizione a ciò che è metafisico e astratto, “positivo è anche ciò che è pratico, efficace in opposizione a ciò che è inutile. Il termine viene messo a punto da Comte che lo applica alla propria dottrina. Per il Positivismo la scienza è l’unica conoscenza possibile e il metodo della scienza è l’unico valido; la metafisica è priva di valore. Per i positivisti la funzione della filosofia consiste nel coordinare i risultati delle singole scienze, in modo da realizzare una conoscenza unificata. Il metodo della scienza in quanto è l’unico valido va esteso a tutti i campi compresi quelli che riguardano l’uomo e la società. Il progresso della scienza rappresenta pertanto la base del progresso umano e lo strumento per riorganizzare la vita nella società. Secondo lo studioso Geymonat, è indubbio che il Positivismo esprima in modo accentuato ideali e punti di vista della borghesia, con la quale condivide la mentalità ottimistica circa la moderna società industriale e la tendenza politica riformistica, nemica del conservatorismo ma anche ostile al rivoluzionalismo marxista che in quegli anni andava elaborando una visione fortemente critica dell’esistente, anzi andava elaborando una fotografia in negativo dei “costi umani” collegati alle strutture economiche e sociali del capitalismo industriale. E’ importante ricordare che con la cultura Illuministica il positivismo aveva in comune la fiducia nella ragione e nella scienza e la visione laica e immanentistica della vita, ma dall’Illuminismo si differenziava per una minore carica rivoluzionaria e per essere contrario alle nuove forze rivoluzionarie rappresentate dal proletariato e dalle dottrine socialiste. D’altro canto il Positivismo eredita dal Romanticismo le tendenze assolutistiche , la scienza diventa pertanto l’unica verità e l’unica guida della vita umana in tutti i campi e assume quasi una portata assoluta e religiosa. Il Positivismo così come il Romanticismo vede inoltre ogni evento come risultato di un progresso rispetto al passato e la condizione di un miglioramento futuro: l’umanità passerebbe attraverso uno sviluppo progressivo, e inoltre il finito sarebbe manifestazione di una realtà infinita. L’esistente nell’ottica positivistica è una successione di avvenimenti che sono in marcia verso qualche risultato finale che coincide di solito con una situazione desiderabile ( libertà, società perfetta, una umanità altruistica ecc. ecc.). Questo modo di rapportarsi alla realtà e alla storia si riassume quindi in una mentalità ottimistica la quale rappresenta una delle caratteristiche di fondo di tutta la cultura dell’Ottocento. In sintesi , pur rappresentando un momento peculiare della cultura ottocentesca, il Positivismo se da un lato risulta geneticamente connesso all’Illuminismo, dall’altro appare anche impregnato di romanticismo.

Possiamo distinguere nell’ambito del Positivismo due indirizzi fondamentali: quello sociale e quello evoluzionistico. Il primo fa riferimento alla scienza come strumento di superamento della “crisi ” moderna e come mezzo di rigenerazione complessiva della umanità (Saint-Simon, Fourier, Proudhon, Comte, Stuart Mill), la scienza infatti può prevedere e guidare tutti i fenomeni compresi quelli sociali e migliorare la realtà a nostro vantaggio. Il secondo indirizzo del Positivismo, ossia quello evoluzionistico, consiste nell’assumere il concetto di evoluzione come il fondamento di una teoria generale della realtà naturale e nello scorgere nell’evoluzione stessa la manifestazione di una realtà soprannaturale ignota. Il concetto di evoluzione è desunto dalla dottrina di Darwin esteso anche in campo sociale e politico. Uno dei rappresentanti di questo indirizzo del positivismo evoluzionistico è Herbert Spenser nato in Inghilterra nel 1820 e morto nel 1903. Egli elabora la dottrina del progresso universale e mette in luce il valore misteriosamente religioso di questo progresso. Il filosofo inglese in una sua opera (“L’Inconoscibile”) tende a dimostrare l’inaccessibilità della realtà ultima e assoluta ma anche il possibile incontro tra religione e scienza. La scienza, come la religione, urta anch’essa contro il mistero che avvolge la natura ultima della realtà di cui essa studia le manifestazioni. Ciò accade perché la nostra conoscenza è chiusa entro i limiti del relativo. Spenser concepisce l’assoluto come la forza misteriosa che si manifesta in tutti i fenomeni naturali e la cui azione è sentita dall’uomo positivamente. L’evoluzione è un processo continuo e necessario ed il senso di questo processo è ottimistico; il concetto di uno sviluppo sociale lento, graduale e inevitabile rende però il positivismo spenseriano alieno da quelle idee di riforma sociale che erano invece auspicate dal positivismo sociale cui abbiamo accennato all’inizio. Inoltre uno dei temi principali che domina la sociologia di Spenser è il principio che lo sviluppo sociale deve essere abbandonato alla forza spontanea che lo presiede e lo muove verso il progresso e che l’intervento dello Stato nei fatti sociali non fa che disturbare o ostacolare questo sviluppo.

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