La muraglia

La muraglia

E già sulla muraglia dello stadio,

tra gli spacchi e i ciuffi d’erba pensile,

le lucertole guizzano fulminee;

e la rana ritorna nelle rogge,

canto fermo alle mie notti lontane

dei paesi. Tu ricordi questo luogo

dove la grande stella salutava

il nostro arrivo d’ombre. O cara, quanto

tempo è sceso con le foglie dei pioppi,

quanto sangue nei fiumi della terra.

 

Analisi

La stagione del secondo dopoguerra vede nascere l’impegno morale e civile di Quasimodo e registra un mutamento, almeno parziale nella sua scrittura poetica. Ad una prima fase, in cui è ancora presente una incidenza del gusto dannunziano ed in misura minore pascoliano (Acque e terre) e ad una seconda fase, che rivela uno studio più approfondito dei classici, subentra una terza fase ossia la stagione improntata ad un minore preziosismo formale ed una maggiore attenzione al dato storico. La muraglia è tratta dalla raccolta Giorno dopo giorno del 1947. Il testo metricamente si configura come un’unica strofa di endecasillabi appartenenti ai modelli della tradizione secondo i modi tipici della tradizione ermetica. Da notare figure metriche come la sinalefe ( v.2 e v.5) e sineresi , numerose nel testo ( v.1, v.6, v.9, v.10). L’assenza di rime è compensata sul piano fonosimbolico dalla presenza di allitterazioni disseminate nel testo ( suLLa muragLia….La Rana RitoRna nelle Rogge), con suoni duri e accostamenti consonantici che rimandano a movenze tipiche della poesia montaliana ( TRa gli SPaCChi e i CiuFFi v.2; luceRTole guiZZano v.3, il nostro aRRivo d’oMBRe v.8). I versi 1, 3, 4, ad esempio, rivelano una insistita presenza di echi desunti da “Ossi di seppia” ed i suoni aspri stanno ad indicare la negatività di una condizione esistenziale che tuttavia , talvolta, appare di maniera ( tu ricordi questo luogo/dove la grande stella salutava vv.6-7).

Rilevante l’enjambement al verso 5 che pone in rilievo l’aggettivo lontane, riferito per ipallage alle notti in cui il poeta, come un esule, vive lontano dal luogo della sua infanzia. Le pause di fine verso si ripetono successivamente dando pregnanza semantica alla parola salutava (v.7), con cui l’autore vuole indicare una sorta di conciliazione , un’armonia ancora intatta tra uomo e natura (Tu ricordi questo luogo/ dove la grande stella salutava) e alla parola tempo (v.9), confermando semanticamente la coerenza del testo nel riferimento ad un tempo mitico ormai lontano e ad una condizione di felicità esistenziale ormai irrecuperabile ( quanto/ tempo è sceso con le foglie dei pioppi) . L’explicit del testo ribadisce la crudeltà della Storia e il sacrificio del sangue umano versato (quanto sangue nei fiumi della terra v. 10).

Nel testo ritorna il tema tipico della lirica di Quasimodo, ossia la evocazione mitica della sua terra come luogo dell’infanzia, immune dalla brutalità e dalla violenza, punto di riferimento del poeta alla ricerca di una condizione di felicità primigenia., di una esistenza improntata all’ autenticità, dove è assente il dolore ed il male della Storia.

Lascia una risposta