SONO UNA CREATURA

SONO UNA CREATURA
da L’ALLEGRIA – IL PORTO SEPOLTO


Ungaretti

Sono una creatura

Come questa pietra
del S. Michele
così fredda
così dura
così prosciugata
così refrattaria
cos’ totalmente
disanimata

Come questa pietra
è il mio pianto
che non si vede

La morte
si sconta
vivendo

Valloncello di Cima Quattro, il 5 agosto 1916

Analisi del testo

La lirica fa parte dell’Allegria , pertanto presenta le medesime caratteristiche presenti nelle liriche di questa raccolta: verticalizzazione del testo, assenza di punteggiatura, elementi paratestuali indicanti il titolo, il luogo e la data del componimento, rilevanza semantica della singola parola , spesso isolata all’interno dei versicoli o costituente essa stessa un verso.

Nel componimento è da rilevare come ogni sintagma si carica di una pregnanza semantica , di una forza di suggestione che coinvolge anche l’uso degli spazi bianchi, corrispondenti a pause di silenzio.

La lirica si configura metricamente in tre strofe di versi liberi, intessute sul piano fonico da una fitta trama di assonanze ( pietra-fredda; prosciugata-refrattaria-disanimata;Michele-totalmente; ) , allitterazioni e paronomasie (queSTa pieTRa; pRoSciugaTa;refRaTTaRia; diSaminaTa).

Di particolare rilievo l’epanalessi ( v.1 e v.9) e l’anafora (vv.3-7) che pervade quasi totalmente la prima strofa, con una sorta di climax aggettivale e ascendente, stemperato nell’aggettivo finale ( disaminata v.8) , isolato in tutta la sua suggestività e durezza. La seconda e la terza strofa presentano un numero inferiore di versi, che riducono via via la loro lunghezza nei trisillabi dell’asserzione finale.

Le prime due strofe contengono ciascuna un termine di paragone, con una sorta di parallelismo in cui viene stabilita la relazione tra due realtà: da una parte la pietra dura e fredda dell’altopiano carsico , dall’altra il pianto del poeta che è come reificato e solidificato dentro di lui.

Da segnalare sempre a livello fonico la ricorrenza di consonanti labiali, dentali e fricative, raddoppiate e unite spesso alla liquida /r/, che sottolineano con l’asprezza dei suoni l’aridità del paesaggio che contamina l’io del poeta. Dalle qualità costitutive della pietra , in quanto materia inorganica, si passa ad indicare la condizione di assenza di vita e di sensibilità che analogicamente allude allo stato d’animo del poeta, l’avverbio “totalmente” (v.7) ne sottolinea l’assolutezza e la irreversibilità . A livello sintattico possiamo rilevare la prevalenza dell’anastrofe, che pospone il soggetto al predicato (Come questa pietra..è il mio pianto) mettendo in risalto i termini “pietra”e “pianto” e, inoltre, la prevalenza degli aggettivi sulle forme verbali, che costituiscono l’asse strutturale e insieme semantico del testo e marcano l’essenza dell’io poetico e la staticità della sua condizione esistenziale. La circolarità del testo è in tal modo assicurata dal riferimento alla morte nell’explicit del componimento ( La morte si sconta vivendo vv.12-14).

Interessante è quella sorta di procedimento di antropomorfizzazione degli elementi inanimati e di reificazione del soggetto presente nel testo, la cui chiave di lettura si evince dalla dinamica del testo, ossia dall’interazione dei vari elementi di esso , a partire dal titolo ( Sono una creatura). Il dolore del poeta appare disumano e la “creatura” ha subito essa stessa un processo di disumanizzazione. Il pianto è come raggrumato, pietrificato dentro di lui, non riesce a sciogliersi in lacrime e a manifestarsi in maniera visibile.

Lapidaria, come spesso accade in Ungaretti, arriva la conclusione della terza strofa, costruita sull’ossimoro vita-morte, che solleva il dato biografico a condizione universale. Significativa è la presenza del gerundio ( vivendo) che sottolinea la durata nel tempo di una condizione di dolore che permette di guardare alla morte come ad una condizione già vissuta, rovesciando il rapporto tra vita e morte: la vita si identifica con la morte e la morte è forse meno dolorosa di quel che ci aspetteremmo. La guerra è qui vissuta come inutile orrore, non più esaltata alla maniera di D’Annunzio , dunque essa non è più vista in una prospettiva mitica ma vissuta per ciò che realmente è, ossia una assurda crudeltà che priva l’uomo della sua essenza umana e lo inaridisce, per assimilarlo agli aspetti del più scabro paesaggio. E’ con questa aridità che l’uomo si confronta e da cui riparte per risalire ancora alla sua essenza, con un nuovo “attaccamento alla vita” e al suo prossimo. Questo desiderio di vita è appunto espresso nella raccolta “Allegria di naufragi” e si configura come aspirazione a superare il male. Tale apertura positiva tuttavia è assente in questa poesia, che pure fa parte della prima raccolta ungarettiana. Qui il pianto, che afferisce alla sfera semantica dell’acqua, non ha ancora valore purificatore e lustrale, non è ancora regressione ad uno stato primigenio e puro, come ad esempio in “Fiumi”, ma è associato ad una disumana sofferenza. Una condizione simile , seppur in un contesto diverso, riapparirà negli anni successivi nella lirica “Tutto ho perduto” , confluita nella raccolta “Il dolore” scritta in occasione della morte del fratello . Qui la vita “arrestata in fondo alla gola” non è che una “roccia di gridi”, così il poeta non può esternare in un grido liberatorio il suo dolore e dunque non può più attingere all’innocenza dell’infanzia e alla salvezza.

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