La madre

La madre

E il cuore quando d’un ultimo battito

Avrà fatto cadere il muro d’ombra,

Per condurmi, Madre, sino al Signore,

Come una volta mi darai la mano.

 

In ginocchio, decisa,

Sarai una statua davanti all’Eterno,

Come già ti vedeva

Quando eri ancora in vita.

 

Alzerai tremante le vecchie braccia,

Come quando spirasti

Dicendo: Mio Dio, eccomi.

 

E solo quando m’avrà perdonato,

Ti verrà desiderio di guardarmi.

 

Ricorderai d’avermi atteso tanto,

E avrai negli occhi un rapido sospiro.

 

(Sentimento del tempo)

Analisi

 

La lirica appartiene alla sezione “Leggende” della raccolta “Sentimento del tempo” in cui confluiscono i testi scritti tra il 1919 e il 1936. Il componimento si articola in cinque strofe di endecasillabi e settenari, dunque i versi della tradizione, raggruppati in due quartine, una terzina e due distici.

Si segnala la presenza di un endecasillabo e di un settenario sdruccioli rispettivamente al verso 1 e 11 e di figure metriche quali la sinalefe e la dialefe (11), va sottolineata inoltre, nell’ambito della prima quartina, l’allitterazione del fonema bilabiale “m” che rimanda al valore simbolico della parola madre, in posizione di rilievo isolata tra le due virgole a metà del secondo emistichio del terzo verso. La struttura ipotattica del testo sostiene il tono colloquiale con cui il poeta si rivolge alla madre. L’incipit del primo verso costituito dalla congiunzione “e”, che nei versi 11 e 15 determina un polisindeto interstrofico, lascia pensare ad un dialogo sempre aperto , un colloquio senza tempo.

In questa raccolta, infatti, Ungaretti modifica la percezione del tempo, la poetica dell’attimo diventa continuità e “durata”, al tempo del paesaggio come profondità storica segue quello dell’effimero in relazione all’eterno, la minaccia della morte e la consapevolezza della vecchiaia.. L’enjambement, l’inversione dell’ordine normale della sintassi, l’analogia muro d’ombra caricano di tensione i primi versi della prima quartina: l’ultimo battito del cuore condurrà il poeta nell’aldilà e alla madre è affidata la funzione di guida salvifica che lo porterà dinanzi a Dio.

Il testo si snoda sul rapporto temporale passato e futuro ( mi darai la mano; sarai una statua; alzerai tremante le braccia; ricorderai di avermi atteso; quando eri ancora in vita, quando spirasti) che scandisce i momenti della vita del poeta e lo proietta nell’assoluto atemporale della morte. Negli ultimi versi, dopo l’invocazione al verso 11, che segna la morte della madre in un gesto quasi sacrificale e marcato, il poeta si proietta nella profondità dello sguardo materno. E’ da sottolineare il ricorso ad elementi fisici come la mano (v.4), le braccia (v.9), il ginocchio (v.5), lo sguardo (v.13) che rimandano alla fisicità della vita anche nell’aldilà.

Nell’ultimo verso “il rapido sospiro” della madre si carica di significato spirituale secondo una tradizione duecentesca e di chiara evocazione leopardiana. Appartiene, infatti, alla stessa sezione “Leggende” il componimento “Memorie d’Ofelia d’Alba” in cui ricorre l’aggettivo leopardiano “pensosi”, riferito agli occhi ed anche qui la tragicità della morte si dissolve nella certezza della conoscenza della morte stessa. Nella lirica Ungaretti dà una risposta agli interrogativi della morte e del dolore in coerenza con la fede ritrovata dopo la conversione al cristianesimo, quest’ultimo diventa consolatorio e rasserenante come l’affetto della madre stessa.

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