Il porto sepolto

Il porto sepolto

Vi arriva il poeta
e poi torna alla luce con i suoi canti
e li disperde

Di questa poesia
mi resta
quel nulla
d’inesauribile segreto

Mariano, il 29 giugno 1916

La lirica, tratta dalla raccolta eponima, da un punto di vista metrico ci configura in due strofe di versi liberi distanziati graficamente da uno spazio bianco.

Andrà sottolineata l’assenza di rime, comune del resto alla strutturazione formale di Ungaretti che sembra in parte compensata dal forte spessore semantico delle parole chiave poste in fine verso : poeta, canti, poesia, segreto. Nell’ottica della compensazione della mancanza di rima, il poeta ricorre a strumenti atti a dotare il testo di un livello fonico particolarmente rilevante in cui si segnalano l’annominatio poeta-poesia, e la forte assonanza tonica in fine verso tra le parole chiave poeta-poesia-resta, la consonanza tra poeta e segreto (v.1 e v.7) e questa e resta (v.4 e v.5). A questa ricchezza fonica fa riscontro sul piano delle scelte lessicali una relativa semplicità del linguaggio.

Dal punto di vista sintattico emerge un dato di forte rilevamento formale, quale la totale assenza della punteggiatura , compensata dalla maiuscola all’inizio di ogni strofa. Si registrano alcune significative inversioni dell’ordo naturalis delle parole quali quella presente al primo verso, che pospone il soggetto al predicato e quella alla seconda strofa in cui il soggetto è posto alla fine , ossia negli ultimi due versi, per dare ad esso maggiore rilevanza semantica. In questa porzione testuale si rileva , inoltre, il forte enjambement : nulla/inesauribile che dilata il ritmo e pone in risalto la parola in fine verso, dando incisività all’ossimoro che costituisce la chiave di volta dell’intera interpretazione del testo. Qesta serie di marcati elementi formali che si sono sottolineati, cooperano alla enfatizzazione del senso complessivo che, come spesso accade nelle liriche di Ungaretti, non si coglierebbe pienamente senza la considerazione degli elementi paratestuali : titolo e subscriptio. Il titolo della lirica assume un significato referenziale e simbolico ad un tempo. Esso ha un preciso riferimento biografico, riallacciandosi al racconto che due ingegneri francesi fecero al poeta a proposito di un porto sommerso di origine tolemaica. Il porto sommerso testimonierebbe l’esistenza di Alessandria come città e porto già prima di Alessandro. Ma del porto non se ne sa più nulla, rimane un lontano ricordo le cui tracce sono ormai solo in racconti favolosi e misteriosi. Ma la memoria e l’elemento autobiografico diventano, nella prima fase poetica, le fonti a cui attingere per realizzare il passaggio dal contingente ad una dimensione immateriale. Ungaretti stesso affermerà che l’opera d’arte acquista verità ed autenticità solo se vi è una confessione. Lo scavo nella memoria porta il poeta al recupero della purezza originaria: la poesia.

Il porto è quindi simbolo della poesia, è l’abisso nel quale il poeta deve immergersi, quasi a realizzare un bagno purificatore dal quale risalirà arricchito e investito di una missione : e poi torna alla luce con i suoi canti e li disperde (vv.2-3); a tale proposito Ossola parla di “immersione rituale”, per cui la poesia acquista un significato metafisico religioso; in quanto il poeta ricerca l’invisibile ed esprime l’ineffabile, la poesia stessa oscilla tra realtà e mistero. E’ soprattutto nella seconda strofa che si coglie tale concezione, specie nell’ossomoro nulla d’inesauribile dove l’essenza della poesia viene a coincidere col nulla e con l’infinito,

Ma tale essenza non sarà mai posseduta, né svelata completamente, perché le radici dell’essere ( inesauribile segreto) alle quali il poeta attinge, sono tanto profonde e misteriose che la poesia potrà solo lambirle senza mai carpirne il significato, appunto il segreto.

La lirica è ricca di riferimenti intertestuali, ad ipotesti classici e mitologici, da rilevare l’uso del verbo disperde di fonte virgiliana ( Eneide III-XI), il tema del viaggio nell’oltretomba che compare nel mito di Orfeo, nella discesa agli inferi di Enea e nel viaggio di Dante. Di contro non mancano echi di poeti moderni Baudelaire, Mallarmè, che pure hanno inteso la poesia come ricerca attraverso un viaggio in luoghi misteriosi e abissali.

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