O NOTTE (1919)

O NOTTE (1919)

O NOTTE
da IL SENTIMENTO DEL TEMPO – PRIME
 


Dall’ampia ansia dell’alba
Svelata alberatura.

Dolorosi risvegli.

Foglie, sorelle foglie,
Vi ascolto nel lamento.

Autunni,
Moribonde dolcezze.

O gioventù,
Passata è appena l’ora del distacco.

Cieli alti della gioventù,
Libero slancio.

E già sono deserto.

Preso in questa curva malinconia.

Ma la notte sperde le lontananze.

Oceanici silenzi,
Astrali nidi d’illusione,

O notte.

1919

 

ANALISI DEL TESTO Recupera tratti della metrica tradizionale (endecasillabi e settenari) con escursione ritmica che va dai ternari agli endecasillabi . Ci sono versi tronchi e tra le figure metriche oltre alle canoniche sineresi sinalefe (forte quest’ultima al v.6) troviamo le dieresi di “malinconia” (v.13), gravida di conseguenze semantiche poiché prolunga il polisillabo, attribuendogli particolare valore connotativo.

Il testo si configura come sequenza di distici e di monastici che potrebbero assumere un valore di strofa ma che soprattutto rimarcano i silenzi e gli spazi bianchi. Il tessuto connettivo del testo si avvale non solo di tradizionali legami semantici ma piuttosto di suggestioni e reiterazioni foniche che ne compensano la labilità. Si veda ad esempio l’insistenza sul timbro vocalico “a” del primo distico “ampia, ansia, alba” in cui il suono aperto si incarica di rappresentare fonosimbolicamente il chiarore dell’alba. In questa complessiva rappresentazione di luminosità si insinua una nota dissonante costituita dal sostantivo “ansia” che anticipa la successiva tematica.

Meritano di essere segnalate anche la geminatio di “foglie” (foglie foglie) al v.4 e la rima identica nei vv. 8-10 “gioventù”, oltre ovviamente ai vocativi “notte”, che incorniciano il testo e ne sanciscono la perfetta circolarità confermando ancora una volta la centralità dell’elemento paratestuale. Va notato un uso della sintassi prevalentemente nominale. Rilevante è l’uso di accostamenti sostantivi-aggettivi. Il lessico abbandona la dimensione espressionistica e letteraria che caratterizza l’Allegria, per connotarsi in senso aulico e prezioso, con il ricorso a lessemi propri della tradizione letteraria e con procedimenti associativi particolarmente arditi quali “svelata alberatura”, “ampia ansia” , ” oceanici silenzi”, “curva malinconia” , “astrali nidi” , e l’ossimorico “moribonde dolcezze” di sapore petrarchesco .

Il dato che emerge con maggiore evidenza nel sistema lessicale è la presenza insistita di echi leopardiani soprattutto della produzione idillica. Si veda ad esempio il riferimento al rumore delle foglie (v.4, 5) o ancora al “sovrumani silenzi” ( “Infinito” ). Il riferimento a “sorelle foglie” rinvia pure al realismo creaturale di matrice francescana . Complessivamente il carattere evocativo e allusivo del lessico utilizzato, l’uso ricorrente , iterato di polisillabi, richiama la riflessione leopardiana sulla poeticità del vago e dell’indefinito, presenti nello Zibaldone e operanti nella prassi poetica del recanatese.

Questo complesso di scelte formali si incarica di rappresentare il tema proprio della IIa fase della poesia di U. , della fine della giovinezza, della precarietà e fugacità dell’umana esistenza che soprattutto evidenzia il radicale dissidio tra il tempo terreno e l’ eternità. Il sentimento del tempo dunque si apre sulla nuova dimensione della temporalità, di cui si accentua il carattere della astoricità, senza tuttavia che si perda completamente l’idea di un trascorrere inesorabile del tempo, sottratto ad ogni istanza contingente. 

Lascia una risposta