Manzoni, la poetica e le opere

ALESSANDRO MANZONI

Manzoni nasce nel contesto dell’Illuminismo milanese, era figlio di Giulia Beccaria e di Giovanni Verri, scrittore e fratello di Pietro Verri, fondatore della rivista “Il  Caffè”. Lo scrittore eredita alcuni aspetti fondamentali del razionalismo del Settecento e della cultura degli Illuministi ossia la fiducia nella ragione, l’idea dell’uguaglianza e della democrazia , lo spirito umanitario,  il desiderio di libertà e la fiducia nella funzione pedagogica della letteratura.  Sono, invece,   molti gli aspetti che lo rendono uno dei più significativi rappresentanti del Romanticismo italiano in primis la sua fede religiosa, l’adozione di una forma letteraria più moderna, non più legata al linguaggio del classicismo e della mitologia ed, infine, il suo spirito patriottico e lo scontro tra reale ed ideale.

1.La prima produzione classicistica

Negli anni giovanili Manzoni però muove i suoi primi passi ancora nell’ambito del classicismo  e degli ideali giacobini. Le opere più significative di questa fase della sua attività letteraria sono Del trionfo della libertà del 1801, in cui elogia la Rivoluzione francese scagliandosi contro l’istituzione del Papato;  Qual su le cinzie cime, un’ ode  amorosa; la poesia Adda in endecasillabi sciolti e, infine,  i 4 Sermoni nei quali si scaglia contro l’immoralità ed il servilismo degli uomini, compresi alcuni scrittori. Come già accennato sono opere ancora legate al classicismo da un punto di vista stilistico e formale , con l’uso di una sintassi complessa e di un linguaggio elevato.

2.La produzione dopo la conversione al Cattolicesimo e al Romanticismo: le opere religiose e le tragedie

Opere più legate ad una nuova letteratura Romantica sia da un punto di vista formale che contenutistico sono, invece, quelle scritte in seguito alla sua conversione religiosa al cattolicesimo. La sua conversione alla fede non rappresenta una netta separazione con il razionalismo illuministico, anche se il rifiuto della filosofia materialistica  del Settecento è ovviamente inevitabile.  Dopo la sua conversione abbandona così la sua produzione precedente ed interpreta in senso religioso e cristiano  i valori dell’Illuminismo del 1700, ossia i valori dell’uguaglianza, della libertà, della democrazia. Si convince che il Vangelo  contenga un messaggio rivoluzionario e il suo linguaggio letterario si adegua a questa nuova poetica anche legata al patriottismo oltre che alla religiosità. A questa fase appartengono gli Inni sacri che sono : La  Resurrezione, Il nome di Maria Il Natale, La Passione, La Pentecoste.

Produzione significativa di questa fase Romantica sono anche le Tragedie come  Il Conte di Carmagnola e L’Adelchi. Nella stesura delle tragedie rivoluziona il linguaggio di questo genere della tradizione classica,  eliminando le unità aristoteliche di tempo e di luogo, seguendo il modello di Shakespeare. Utilizza il Coro nelle tragedie per esprimere  le considerazioni del narratore sulle vicende e le sue riflessioni su cosa sia la virtù, la sofferenza, l’ingiustizia e la violenza presenti nella Storia dell’Umanità. Manzoni non chiarisce però con quali mezzi pratici l’uomo possa fare fronte a questi mali, ma lascia intendere che essi debbano essere  sconfitti con la fede, il sacrificio, una letteratura impegnata che affermi i valori della cristianità. La sua visione della Storia rimane, però, sostanzialmente tormentata e pessimistica. Il Conte di Carmagnola è una tragedia  ambientata nel 1400, protagonista è il conte al servizio del duca di Milano. Il Conte passa al servizio dei Veneziani che lo accusano di tradimento e lo condannano a morte, poiché non ha ucciso alcuni prigionieri milanesi dopo una battaglia. Il protagonista è visto da Manzoni come un eroe romantico innocente che subisce la violenza e l’ingiustizia degli uomini, affidandosi alla fede e a Dio come unico conforto. La tragedia ha anche un valore patriottico, poiché nel coro il narratore invita gli italiani ad essere uniti in un solo popolo e a sentirsi parte di una Nazione. L’altra tragedia è L’Adelchi ,  ambientata all’epoca del dominio dei  Longobardi in Italia nell’VIII secolo e della loro sconfitta da parte dei Franchi, appoggiati dal Papa. Manzoni non è né favorevole ai Longobardi  né ai Franchi, entrambi appaiono popoli dominatori degli italiani. La tragedia si incentra ancora una volta sul Male della Storia e su due vittime innocenti come Ermengarda e Adelchi, figli del re Longobardo Desiderio. Carlo Magno come anche il re Desiderio sono sovrani assetati di potere, eroi sconfitti sono Ermengarda e Adelchi che obbediscono alla legge del cuore e ascoltano soltanto  i loro sentimenti, ma entrambi moriranno. Ermengarda morirà per amore di Carlo Magno che la abbandona per sposare un’altra donna , il fratello Adelchi morirà eroicamente  per difendere suo padre in battaglia e fare il suo dovere nei confronti del suo popolo. Anche questa tragedia come già la precedente ha un intento patriottico, il narratore invita gli italiani a non fidarsi degli stranieri e a non essere servi di una potenza straniera. Queste opere , dunque, esprimono  pienamente i valori del Romanticismo ossia fede, senso di giustizia, desiderio di libertà,  patriottismo, scontro tra reale e ideale, sconfitta degli eroi romantici, che tentano di opporsi inutilmente al Male e alla violenza  presenti nella Storia. Si affidano come unico conforto alla fede in un Dio e per questo salveranno la loro anima per l’eternità.

3.Le Odi civili

Marzo 1821 è una poesia patriottica scritta durante i moti risorgimentali del 1921, lo scrittore oscilla tra l’entusiasmo per i moti rivoluzionari dei carbonari e la delusione per la sconfitta, convinto che la libertà dei popoli sia voluta da Dio. Il cinque maggio è scritta in occasione della morte di Napoleone, visto anch’egli come un eroe sconfitto che si affida negli ultimi momenti della sua vita a Dio come unico conforto per esorcizzare la paura e trovare la pace.

4.I saggi

A partire dal 1830 Manzoni si dedica allo studio della Storia, della Filosofia e della Lingua italiana e non più ad opere creative. Nell’Osservazione sulla morale cattolica difende la  morale cattolica da quelli che attaccavano la gerarchie ecclesiastica, compreso il Papa, accusandola di essere la rovina politica e morale dell’Italia. Manzoni sostiene i valori del Vangelo, in primi quello dell’uguaglianza tra gli esseri umani e della solidarietà e giustizia. Nel Discorso su alcuni punti della storia longobardica in Italia giustifica il Papa per aver chiamato i Franchi in Italia e accusa politicamente i Longobardi di arroganza del potere, a causa della quale il Papato è stato costretto a chiedere l’intervento militare dei Franchi che invadono la Penisola. L’interesse dello scrittore però non è tanto politico ma umano, soffermandosi ancora una volta sulla sofferenza degli uomini, anzi di un intero popolo italiano, travolto dalla violenza e dalla distruzione di una guerra. Nella Storia della colonna infame lo scrittore  parla di un episodio avvenuto durante l’epidemia di peste  nel Seicento; studia gli atti del processo contro due innocenti, accusati di essere untori della peste, ossia di diffondere il morbo con sostanze venefiche. I due uomini vengono torturati e condannati a morte senza alcuna colpa, a causa dell’ignoranza del popolo e dei giudici che li sacrificano ingiustamente. Del Romanzo storico è un saggio in cui Manzoni riflette sul fine della letteratura e sulle sue idee di poetica,  affermate nello stesso romanzo dei Promessi sposi : l’arte non può fondere storia ed invenzione ,  poiché la realtà dei fatti  viene prima di ogni cosa e compito dello scrittore è trovare la verità presente negli avvenimenti storici, piuttosto che lasciarsi guidare alla fantasia. La Storia è lo scenario in cui si manifesta il disegno misterioso e la volontà di Dio, ossia della Divina Provvidenza In un saggio sulla Rivoluzione Francese e la Rivoluzione italiana del 1859  Manzoni mostra gli stessi orientamenti politici degli ideoligi francesi tra fine Settecento e inizi Ottocento, condanna la violenza della Rivoluzione francese e dell’autoritarismo di Napoleone, dà una interpretazione liberale e cristiana dell’Illuminismo. Lo scrittore si dedica anche a studi linguistici , scrive un saggio dal titolo Della lingua italiana, con questa riflessione accompagna il processo risorgimentale e va alla ricerca di una lingua unitaria per la penisola che accompagni  il processo politico del Risorgimento. Il problema di una lingua letteraria si era posto fin dai tempi di  Dante, poi il dibattito si era acceso durante l’Umanesimo Rinascimento fino a  Manzoni, il quale  risolve ora il problema di una lingua unitaria con una scelta  normativa che prevede l’adozione del fiorentino parlato dalle persone colte come lingua unitaria di tutta la Penisola. E’ evidente l’incidenza di questa operazione normativa e letteraria dello scrittore.

5.Epistolario

Vale la pena fare riferimento a due lettere importanti  in cui Manzoni espone la sua poetica e la sua idea di letteratura: Lettera al signor Chaucet in cui difende la sua scelta di non rispettare i canoni di Aristotele nella stesura delle tragedie e le sue unità di tempo e di luogo per aderire di più al vero ; Lettera sul  Romanticismo dove difende i principi della nuova letteratura Romantica lontana dal classicismo e dalla mitologia, sostiene come caratteristica di una nuova letteratura l’adozione da parte sua  del  “vero per soggetto, l’utile per scopo, l’interessante come mezzo”, vale a dire  che la letteratura deve avere il vero come oggetto della narrazione, l’utile come scopo e  deve suscitare l’interesse del lettore.

6.I promessi sposi

Tema ricorrente nelle opere di Manzoni è la presenza del Male nella Storia, tuttavia lo scrittore non indica  un  modo risolutivo e pratico con il quale questo Male possa essere eliminato. Fa riferimento alla responsabilità dell’uomo ma in primo luogo fa affidamento alla divina Provvidenza, sostenendo  che i  suoi disegni siano misteriosi ed imprevedibili. Non sono pochi i momenti  all’interno delle sue opere nei quali egli  condanna l’ingiustizia presente nel mondo, ma lascia intendere che il ricorso  all’azione violenta per affermare la giustizia sulla terra non sia uno strumento perseguibile. Così tutto rimane in una atmosfera reale e allo stesso tempo di sospensione, nell’attesa di una giustizia divina che superi i limiti dell’azione umana.  I promessi sposi è il primo romanzo moderno della letteratura italiana sia sul piano tematico che dal punta di vista stilistico. Manzoni utilizza un linguaggio basato sul fiorentino parlato dalle persone colte, privo di artifici retorici e lontano dal linguaggio della tradizione . Il romanzo nell’Ottocento era ancora considerato un genere non rilevante rispetto ai generi della tradizione classicistica, lo scrittore vi si dedica ugualmente,  poiché lo considera più adatto a coinvolgere larghe fasce del pubblico borghese. La  narrazione, secondo i principi della poetica manzoniana, deve  avere un fine pedagogico ossia di insegnamento,  deve aderire alla verità e, infine, interessare  il pubblico il più possibile, coinvolgendolo nella narrazione (il vero per soggetto, utile per iscopo, interessante come mezzo”). La prima redazione del romanzo storico prende il titolo  di Fermo e Lucia, ma non fu mai pubblicata. Lo scrittore inizia subito la sua revisione e la nuova versione viene  pubblicata nel 1827 con il titolo  I promessi sposi. Manzoni studia gli atti legislativi e gli avvenimenti della storia del Seicento e pensa ad un romanzo storico più realistico rispetto ai romanzi storici dello scrittore inglese Walter Scott, molto più incline a narrazioni in cui  si mescolassero farri storici con le avventure di eroi eccezionali. A Manzoni interessa una sorta di romanzo saggio, nel testo però troviamo la compresenza di molteplici altri generi letterari, ad esempio l’idillio amoroso tra i due protagonisti, il romanzo erotico del Settecento ( per il tema del rapimento della fanciulla da parte di un nobile corrotto oppure per l’episodio della monaca assassina), il romanzo gotico, il romanzo storico e il romanzo di formazione, con le varie tappe del cambiamento dei personaggi nel corso della storia narrata. Nell’edizione del 1827, cui si è accennato, Manzoni riduce la sezione riguardante la storia di Gertrude, la monaca di Monza e apporta cambiamenti dal punto di vista linguistico.  Il romanzo ha un successo inaspettato fin da subito tanto che viene tradotto in tre lingue, inglese, tedesco e francese. Nel 1940 lo scrittore pubblica una nuova edizione del romanzo dopo averlo revisionato ed aver modificato il linguaggio sul modello del fiorentino parlato dalle persone colte, ma essa non ha il successo della precedente. Alla fine del libro inserisce come  appendice  “Storia della colonna infame”, in cui si narra la vicenda di due presunti untori della peste nel Seicento, giustiziati ingiustamente e le cui abitazioni vengono bruciate, costruendo al loro posto una colonna  “infame”.  Le vicende del romanzo storico sono quelle di due giovani promessi sposi, che non possono sposarsi a causa di un capriccio di un prepotente signorotto dell’epoca che vuole per sé la ragazza e la fa rapire da un criminale molto potente del posto, che poi la libera in extremis per un pentimento religioso. L’espediente del finto manoscritto ritrovato del 1600 viene ripreso da uno scrittore famoso del Cinquecento, Michele Cervantes,  autore del Don Chisciotte . La vicenda si svolge nell’arco di due anni, il ritmo della narrazione è lento nei primi capitoli, si velocizza per una serie di avvenimenti nella parte centrale  per poi rallentare nell’epilogo finale, quando dopo la peste e la morte di molti personaggi sia positivi che negativi, i due giovani possono sposarsi.

7.Il sistema dei personaggi

All’interno del romanzo c’è una netta  contrapposizione tra Bene e Male , il “male” talvolta è  inspiegabile, la peste colpisce sia gli innocenti che i malvagi e si inserisce all’interno di un disegno che Manzoni attribuisce a Dio per fini misteriosi ed inspiegabili.  L’uomo non può far altro che abbandonarsi a tale disegno divino della Provvidenza aspettando ed agendo nel migliore dei modi. Renzo uno dei due personaggi protagonisti, pertanto,  rinuncia alla ribellione e alla violenza e come Lucia si affida a Dio. La protagonista è una ragazza del popolo, onesta,  senza ambizioni né desideri di ricchezza e di successo,  il suo unico desiderio è quello di sposarsi e diventare madre, è disposta al sacrificio per il volere divino ed  ha una fede incrollabile ed una grande forza d’animo. I potenti sono per lo più rappresentati  in chiave negativa:  Don Abbondio,  Don Rodrigo, l’Innominato che però si pente. Il popolo nelle sue manifestazioni violente è descritto anch’esso negativamente ed appare come ignorante e bestiale.

8.L’eros nei Promessi sposi

Nei promessi sposi l’eros è vietato, ossia la rappresentazione del desiderio sessuale è del tutto assente. Il rapporto erotico tra la monaca di Monza ed il suo amante verrà eliminato dallo scrittore nel corso delle stesure successive a Fermo e Lucia, infatti lo scopo del romanzo non è esaltare le passioni ma educare i personaggi secondo la morale cristiana. L’atteggiamento moderato di Manzoni è evidente non solo  nei confronti del desiderio amoroso ma anche nei confronti della politica e dell’economia infatti in ambito politico viene condannata la rivolta dei cittadini, tramite la quale essi reclamano giustizia e pane;  in ambito più strettamente economico viene celebrata l’economia borghese basata sull’impresa ed il libero mercato. Al popolo, pertanto, non resta che lavorare operosamente affidandosi alla classe dominante e sperando che essa si faccia persuadere dalla Chiesa alla carità cristiana, poiché solo in tal modo può sperare di migliorare la propria condizione di miseria.