IL TORRENTE

IL TORRENTE

Tu così avventuroso nel mio mito,

così povero sei tra le tue sponde.

Non hai, ch’io veda, margine fiorito.

Dove ristagni scopri cose immonde.

 

Pur, se ti guardo, il cor d’ansia mi stringi,

o torrentello.

Tutto il mio corso è quello

del mio pensiero, che tu risospingi

alle origini, a tutto il forte e il bello

che in te ammiravo; e se ripenso i grossi

fiumi, l’incontro con l’avverso mare,

quest’acqua onde tu appena i piedi arrossi

nudi a una lavandaia,

la più pericolosa e la più gaia,

con isole e cascate, ancor m’appare,

e il poggio da cui scendi è una montagna.

 

Sulla tua sponda lastricata l’erba

cresceva, e cresce nel ricordo sempre;

sempre è d’intorno a te sabato sera;

sempre a un bimbo la sua madre austera

rammenta che quest’acqua è fuggitiva,

che non ritrova più la sua sorgente,

nè la sua riva; sempre l’ancor bella

donna si attrista, e cerca la sua mano

il fanciulletto, che ascoltò uno strano

confronto tra la vita nostra e quella

della corrente.

Analisi del testo

La lirica è tratta dalla raccolta “Trieste e una donna” in cui Saba riccorre a strutture metrico-ritmiche più innovative rispetto alla produzione precedente senza tuttavia mai abbandonare gli strumenti della tradizione poetica. Essa si configura come una sequenza di tre strofe di versi prevalentemente endecasillabi, con due settenari (v.7 e v.13) e due quinari (v.5 e v.27); la prima strofa è costituita da quattro versi a rime alternate (ABAB), le altre due strofe sono intessute da una trama di rime e assonanze e da alcuni versi irrelati e sottratti ad ogni compensazione musicale (vv. 16,18 e 21). Il testo rimanda alla canzone leopardiana per l’uso di endecasillabi e settenari, la libertà dello schema metrico-ritmico e la concentrazione di rime in alcune zone del testo. Dalla ballata antica riprende la breve strofa iniziale che introduce la contrapposizione tra il misero stato del torrente e l’immagine che di esso aveva il poeta al tempo della sua fanciullezza. Si rilevano nel tessuto della lirica numerose figure metrico-ritmiche della sineresi e sinalefe, pause interne ed enjambement che si infittiscono nell’ explicit del componimento nel momento in cui c’è l’approdo del poeta ad una visione più cupa e negativa (vv. 23-27). Nella prima strofa c’è iterazione fonica e isotopia tra i v.1 e v.3 e tra v.2 e v.4 (“mito/fiorito” ; “sponde/immonde”) che costituiscono coppie di versi antitetiche a livello di significato. L’immagine del torrente rimanda alla metafora della vita, al mito di un’esistenza improntata sull’autenticità e sulla gioia. Nel testo numerose sono le iterazioni foniche (“torrentello/tutto il tuo corso è quello” vv. 6-7), la ripetizione del fonema “t” e”l” assume quasi valenza onomatopeica e rimanda alla fluidità e allo scorrere della vita e del ricordo. Si rileva l’anadiplosi (vv. 19-20), il poliptoto (v. 18), l’anafora (vv. 19-20) che pone in risalto la parola “sempre” e la carica di forte valenza semantica. Rilevante è l’iterazione fonica anche della “r” e della sibilante “s” (“Sulla tua Sponda/cReSceva e cReSce.. SempRe/ SempRe.. Sabato SeRa” vv. 17-19) e la ripetizione del fonema labiale “m” che rimanda al ricordo materno, venato di tenerezza (“seMpre un biMbo la sua Madre austera raMMenta” vv. 20-22) e tuttavia associato a un sentimento angoscioso semanticamente connotato dalla associazione di gruppi consonantici e di doppie come mp/pr/dr/mm/mb, che rimandano ad una asprezza dei suoni. Gli enjambement danno particolare valenza semantica alle parole coinvolte (“quello/del mio pensiero” vv. 7-8; “tu risospingi/alle origini” vv. 8-9; “i piedi arrossi/nudi” vv. 12-13 etc.). Nel testo è evidente la presenza di un lessico colloquiale in cui si insinuano scelte linguistiche arcaiche o desunte dal linguaggio aulico della tradizione letteraria (“onde, attrista, cor, ancor” etc.). Significativi sono i rimandi al lessico leopardiano (“sabato sera, fuggitiva, mare, cor, ancor m’appare”), e i diminuitivi in funzione affettiva (torrentello v. 6, fanciulletto v. 25). Il sintagma avverso mare rimanda “agli avversi numi” del sonetto foscoliano (In morte del fratello Giovanni). L’elemento più letterario del linguaggio sabiano è nell’uso della sintassi in cui prevale l’ipotassi nell’articolazione delle varie subordinate relative, condizionali, infinitive (“pensiero che tu risospingi v. 8, se ti guardo… v. 5; se ripenso v. 10; rammenta che quest’acqua è fuggitiva etc.). Numerose sono le figure retoriche della combinazione come l’iperbato e l’anastrofe che costituiscono una sorta di nobilitazione compensatoria di un lessico medio e colloquiale (il cor d’ansia mi stringi v.5; quest’acqua onde tu appena i piedi arrossi/nudi vv. 12-13; la più pericolosa… ancor m’appare vv. 14-15). Il poeta alzando di tono le parole “trite” attenua la tendenza alla normalità prosastica del componimento (così avventuroso…/così povero sei vv. 1-2; tutto il tuo corso è quello v. 7 etc.). L’anafora (sempre/sempre vv. 19-20) e la geminatio v. 9 e v. 23) hanno funzione rafforzativa e assolutizzano l’mmagine fissata nel ricordo, segnando il passaggio da una condizione di autenticità mitica e primigenia alla consapevolezza di un presente doloroso e inevitabile che conduce alla morte. Il recupero memoriale presente nella parte centrale del componimento è affermato come l’unica possibilità di rivivere una dimensione di gioia, come risarcimento provvisorio di una “perdita” irrimediabile; tuttavia anche il recupero di una dimensione avventurosa, in cui c’era la totale immersione e accettazione della vita è attraversato dalla malinconia. Il valore positivo del ricordo è minato alla radice dalla malattia e dalla angoscia (il cor d’ansia mi stringi v. 5; e se ripenso../l’incontro con l’avverso mare vv. 10-11). La dimensione mitica dell’infanzia e del ricordo non annulla la sostanziale malinconia del poeta e la consapevolezza di una vita che scorre inesorabilmente verso la fine di tutte le cose. Il “sabato sera” (v. 19) si struttura ad un diverso livello di senso rispetto “al sabato” leopardiano (Il sabato del villaggio) e si connota di significati ancor più negativi, inserito in un contesto semantico diverso che è quello della “madre austera” (v. 20), di un’acqua che mai più “ritrova la sua sorgente” (v. 22), di una donna che si “attrista” (v. 24). Le immagini che affiorano nel ricordo e rimandano a un’esistenza antitetica a quella dolorosa del presente, evocano l’avventura, il pericolo, una dimensione “corporea” della realtà che fa capo a quella che Freud definiva “principio del piacere” (i piedi arrossi/nudi vv. 12-13; “la più pericolosa e la più gaia” v. 14). Di forte pregnanza semantica è il riferimento alla presenza femminile “gioiosa” (una lavandaia” v. 13) in antitesi alla “madre austera” del v. 20. Il poggio del v. 16 subisce nel ricordo una sorta di sublimazione e si ingigantisce a guisa di una “montagna” avventurosa da scalare (è il poggio da cui scende una montagna v. 16), così come il “povero” torrente si trasforma nel ricordo in un fiume pericoloso fatto di cascate e di isole in cui imergersi e approdare (quest’acqua… la più pericolosa e la più gaia / con isole e cascate ancor m’appare vv. 12-15). Nell’ultima parte del componimento (vv. 17-27) è ancora presente la positività del ricordo via via cancellato dalla malinconia del presente, dalla consapevolezza della fine inesorabile di una stagione felice (“sabato sera”), dall’accettazione piena di un presente doloroso e proiettato verso la morte. Il dialogo del fanciullo con la madre austera, l’assolutizzazione di quel momento in cui la donna gli ricorda, alla maniera di Eraclito, che “tutto scorre”, segnano il passaggio all’explicit negativo del testo. L’immagine negativa della donna che si “attrista” evidenzia una circolarità semantica presente all’interno del componimento e rimanda alla negatività delle “cose immonde” presenti nella prima strofa (v. 4). La realtà del ricordo è dunque negata, ma è anche annullata quella sorta di immersione nel tempo dell’avventura e della vita, tempo in cui non c’era costrizione e sofferenza. La poesia segna un momento significativo della poetica di Saba, in essa c’è la ricerca di una dimensione infantile che indica l’aspirazione ad una felicità concreta e tuttavia impossibile. Il desiderio della semplicità e della gioia appare minato dalla malinconia e dalla inquietudine che ha radice nei nodi irrisolti della sua infanzia. La poesia è la possibilità di ripercorrere attraverso il ricordo i momenti felici della sua fanciullezza ma soprattutto la possibilità di attingere alla sfera profonda dell’io, dove si annidano la contraddizione e la nevrosi. La poesia in tal senso è anche un tentativo di “guarigione”, la possibilità di ricomporre quella scissione dell’io e ritrovare una identità e un equilibrio. La lirica Il torrente può essere letta in un ultimo anno del triennio superiore nell’ambito di una programmazione didattica che preveda lo studio della poesia del Novecento. Un utile raffronto intertestuale può essere fatto con altre liriche del Novecento in cui è presente la tematica del recupero memoriale. Un percorso didattico potrebbe essere tracciato partendo proprio da questa lirica sabiana per fare poi riferimento alla lirica “La casa dei doganieri” di Montale, in cui il recupero della memoria non approda ad alcuna positività, anzi segna un ulteriore momento di smarrimento e perdita di identità del poeta. Altro confronto intertestuale potrebbe essere attuato tra la lirica di Saba e “Il vento a Tindari” di Quasimodo, dove il passato è invece recuperato come una dimensione mitica, assoluta, metatemporale in cui tutto è autentico e positivo e si contrappone ad un presente doloroso e inautentico. Un utile riferimento testuale potrebbe essere anche “I fiumi” di Ungaretti, dove il recupero memoriale è una sorta di percorso per approdare alla propria identità di uomo e di poeta, un modo per autoriconoscersi e fissare la propria presenza nel mondo. Anche Saba ripercorre le tappe dell’infanzia per trovare in essa le radici della sua nevrosi e della sua “malattia” e i segni della propria scissione nell’inutile tentativo della “guarigione”. Il ricordo dell’infanzia, di quel tempo felice “dell’avventura” e della vita, è tuttavia attraversato da una malinconia e dalla consapevolezza che esso non può essere più rivissuto se non nel ricordo. Questi diversi modi di vivere gli avvenimenti del passato dai poeti citati, indicano modi diversi di porsi di fronte alla vita e diverse visioni esistenziali. Obiettivi didattici sono l’acquisizione della capacità di analisi e contestualizzazione del testo in esame, riflessioni sulla letteratura, conoscenza e competenza linguistica. Le finalità sono infatti la consapevolezza della complessità del fenomeno letterario, come espressione di civiltà e come forma di conoscenza della realtà attraverso il simbolico e l’mmaginario. Pertanto è importante la conoscenza diretta di testi significativi come questo, il cui esame può essere proposto agli alunni anche attraverso schede di analisi che contengano indicazioni sul ritmo, le figure retoriche, il lessico e la sintassi della poesia. La lezione frontale potrebbe essere limitata all’essenziale per dare spazio alle discussioni di gruppo. Lo studio della lirica può essere inoltre inserito all’interno di singole tematiche che possono dar vita a trattazioni pluridisciplinari come ad esempio: “La scoperta dell’inconscio e della malattia”, trattata da un punto di vista filosofico, artistico oltre che letterario, con il rimando ad autori in cui è presente la tematica dell’inconscio e della malattia esistenziale. La ricerca di un equilibrio in Saba evidenzia l’aspirazione ad una vita liberata dall’angoscia e dai sensi di colpa che hanno radice nei traumi della sua infanzia. L’esperienza della psicoanalisi porta il poeta ad approfondire i legami tra poesia e vita psichica piu’ profonda in cui alberga la sua nevrosi. Un utile riferimento puo’ essere fatto anche con il romanzo del Novecento ed in particolare con il romanzo di Svevo “La coscienza di Zeno” che con tecniche linguistiche diverse affronta temi analoghi della scissione dell’io e della “malattia”. La verifica potrebbe prevedere oltre la trattazione orale dell’argomento affrontato, anche elaborati o test di verifica con risposte aperte o chiuse e con indicazione dei relativi criteri di valutazione, ad esempio: un punto per una risposta esatta, mezzo punto per quella parzialmente esatta, zero punti per quella errata. 

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