Cigola la carrucola nel pozzo

Cigola la carrucola nel pozzo

Cigola la carrucola nel pozzo

l’acqua sale alla luce e vi si fonde.

Trema un ricordo nel ricolmo secchio,

nel puro cerchio un’immagine ride.

Accosto un volto a evanescenti labbri:

si deforma il passato, si fa vecchio,

appartiene ad un altro…

Ah che già stride

La ruota, ti ridona all’atro fondo,

visione, una distanza ci divide.

Da “Ossi di seppia”

Analisi

La lirica si configura come un’unica strofa di versi endecasillabi, con alcune rime che rimandano a rime dantesche della prima cantica ( secchio-vecchio, ride-stride). Non mancano assonanze (ricòrdo-ricòlmo, sècchio-cèrchio,accòsto-vòlto, àtro-passàto, defòrma-ridòna), consonanze e iterazioni foniche disseminate nel testo, che creano un effetto d’eco e rendono compatto e musicale il ritmo (Cigola la CaRRuCola….tRema un RiCoRdo nel RiColmo seCChio…nel puRo CeRChio..la Ruota Ridona all’atRo fondo).

I versi 7-8 costituiscono un verso spezzato in due emistichi separati in realtà da puntini sospensivi e dallo spazio bianco, si tratta di un endecasillabo a maiore con sinalefe tra le due sezioni.

Il verbo “Cigola” nell’incipit del componimento rimanda ad un suono stridente ed acuto, reso ancora più evidente dall’anastrofe e dalla sequenza degli sdruccioli ( Cìgola .. carrùcola v.1) che mette in risalto la voce verbale. Il suono sgradevole della carrucola rappresenta fonosimbolicamente la fatica della risalita del secchio dalla profondità del pozzo , correlativo oggettivo della memoria; lo stridio della carrucola rimanda alla psicologia del poeta che faticosamente dalla profondità della memoria recupera il ricordo di un volto caro, forse il suo stesso volto o quello della donna amata. La riappropriazione del ricordo si identifica con il cerchio al verso 4, forma geometricamente perfetta e adatta a questa magica rievocazione gioiosa del passato ( nel puro cerchio un’immagine ride v.4)

Il secondo verso è tutto costruito su parole piane ( acqua-luce-sale-fonde) che indicano un momento di felicità. All’attimo di gioia allude il rapporto paronomastico al verso 3 ( ricordo-ricolmo) ed il verbo ride al verso 4 chiasticamente contrapposto al verbo trema del verso precedente.

Tuttavia il recupero del ricordo, che affiora alla superficie dell’acqua contenuta nel secchio e che si illumina alla luce del sole, è evanescente ed effimero fino a dissolversi ( evanescenti labbri v.5) .

Il senso della precarietà è dato a livello fonosimbolico al verso 3 dal fonema /r/ allitterante ( ricolmo-ricordo), il quale in catafora , ossia anticipando e garantendo la coerenza semantica del testo, suggerisce e imita il tremolio dell’acqua e la sua instabilità. Il ridiscendere del secchio nel pozzo trova , ancora una volta, riscontro nel tessuto fonico della lirica : il verbo stridere al verso 8 accentua il rumore che accompagna la caduta , qui la consonante /r/ accompagnandosi ai suoni consonantici duri come la dentale /t/ , diventa più cupa. La breve illusione di felicità accompagnata dalla perdita irreparabile del ricordo e della speranza è legata alla rima ride-stride ai versi 4 e 7.

Sul piano lessicale le scelte operate da Montale privilegiano la metafora del verbo tesa a mettere in luce la labilità dell’immagine della memoria ( trema un ricordo..si deforma il passato).

Non mancano termini colti come atro, aggettivo dantesco in vari luoghi dell’Inferno, accanto a termini desunti dal linguaggio quotidiano come secchio- pozzo- ruota, tipici del vocabolario scabro ed essenziale di “Ossi di seppia”.

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