Pirandello

PIRANDELLO (1867-1936)

Fattori che entrano  in gioco nella sua formazione giovanile:

a) educazione al patriottismo e ai valori risorgimentali

b) interpretazione del fascismo  in senso anarchico

c) confuse tendenze socialiste

d) presenza incombente del padre

e) senso di inettitudine e disagio per l’autorità paterna

 

Lo scrittore muove dalla stessa crisi delle certezze positivistiche presente in tutti gli autori della letteratura decadente, anche se respinge il simbolismo e la visione estetizzante dell’arte, rifiuta in effetti la convinzione che l’arte possa penetrare l’essenza della realtà in maniera semplice. Non a caso il termine “pirandelliano”  è sinonimo del dubbio psicologico, della perdita di identità del soggetto, della incertezza conoscitiva che mette in crisi l’evidenza stessa dei fatti. In Pirandello il giudizio sui fatti è quasi sempre sospeso, mentre è presente una forma esasperata di relativismo conoscitivo. “Pirandellismo” è spesso sinonimo di “cerebralismo”, ossia accanimento in spiegazioni analitiche e critiche, sinonimo di freddo ragionamento. Pirandello si fa più domande anzicchè darsi delle risposte definitive ma semplicistiche. In questo egli è agli antipodi del fascismo e di ogni forma di dogmatismo. Lo scrittore rileva il disagio dell’uomo contemporaneo ma  non sa dare soluzioni affrettate e fasulle ai problemi, la sua è in  buona sostanza una sorta di analisi serrata del disagio esistenziale. Egli è un grande perché è complesso ed è complesso perché è un autore intelligente . Pirandello è sospettoso delle apparenze, in questo è maestro del sospetto al pari di Machiavelli, Leopardi, di Freud, di Marx, di Nietzsche, il suo atteggiamento è critico e antifideistico. Egli mette in discussione sia le verità del senso comune che quelle astratte e per così dire irrazionali.

LA POETICA DELL’UMORISMO: VISIONE ONTOLOGICA E VISIONE STORICA DELL’UMORISMO

Lo scrittore ci dice che la sua arte è umoristica, egli oscilla tra una visione ontologica e una storica dell’umorismo. L’arte umoristica , la quale è tragica e comica allo stesso tempo,  svela le contraddizioni presenti nell’uomo: egli vive in un mondo privo di senso ed è  costretto a crearsi una serie di autoinganni per sopravvivere  e dare un senso alla sua vita.  Alla  visione  ontologica dell’umorismo P. ne aggiunge una di carattere storico: l’umorismo nasce a partire dalla rivoluzione  copernicana che ha messo in discussione le vecchie e dogmatiche conoscenze che l’uomo aveva sulla struttura del mondo. Da qui  comincia a nascere  la concezione di un relativismo conoscitivo,  per cui le conoscenze non possono mai essere definitive. Con la conoscenza copernicana  l’uomo non è più al centro dell’universo ma è una identità trascurabile in un universo infinito ed inconoscibile, la sua pretesa di essere al centro del cosmo è infondata  poiché egli appare limitato nel tempo e nello spazio. Da ciò la condizione di malessere che nell’uomo nasce a partire da Cinquecento e  giunge fino alla modernità con la crisi delle ideologie ottocentesche. Entrano così in crisi le certezze positivistiche in una Verità oggettiva garantita dalla scienza ed entra in crisi la centralità del soggetto pensante sdoppiato e alienato. L’umorismo è dunque l’arte del tempo moderno in cui non esistono più parametri certi di verità, essa arte  non propone né valori né eroi ma personaggi problematici e “inetti”,  fa emergere il vuoto e le miserie della vita,  irridendo e mostrando il volto tragico dell’uomo nello stesso tempo. Quest’arte punta a strutture narrative “aperte”, in cui non c’è una conclusione o l’approdo ad una soluzione definitiva o ad un significato ultimo delle cose. Con essa si entra davvero nell’arte del novecento , con un linguaggio quotidiano che traduce e riporta le spinte contrastanti presente nell’animo dei personaggi. L’arte umoristica è dunque sia estranea all’arte classica ( non rispetta le regole e strutture formali tradizionali), sia all’arte romantica( non crede nella possibilità di poter esprimere la vera identità del soggetto né la sua autenticità), sia all’arte del primo decadentismo estetizzante e simbolista che ereditava dal romanticismo l’illusione di poter intuire l’essenza delle cose ( l’arte di Pirandello  infatti non può più essere l’espressione delle verità ultime e assolute). Quest’arte predilige l’elemento raziocinante, l’artificio la costruzione, la problematicità del reale, l’astrazione.

IL CONTRASTO TRA VITA E FORMA

L’arte umoristica fa emergere il contrasto tra vita e forma o anche tra “persona” e “personaggio”. La “forma”  sono gli autoinganni che l’uomo si costruisce, sono le convenzioni sociali, le leggi eterne, gli ideali ,  per dare un senso alla vita, in ciò Pirandello  mostra il volto nichilista della sua formazione. La “forma” in cui l’uomo è bloccato e di cui è schiavo,  reprime la vita e annienta la spinta anarchica delle pulsioni vitali, paralizza e cristallizza la vita autentica. La vita che è caos irrompe solo in alcuni momenti quando l’uomo si concede una specie di sosta e smette di recitare con se stesso e con gli altri. In questi momenti egli appare strano, folle, “malato”, “inetto” agli occhi dei suoi simili.  Ma  è proprio in questi rari momenti  di grazia che l’uomo smette di recitare e di indossare la maschera , per il resto egli  è o una maschera inconsapevole o è una maschera nuda, ossia consapevole della sua  condizione  avvilente, che  guarda con distacco se stesso, con amarezza e ironia insieme. Pirandello  nell’esame dei fatti riguardanti l’uomo distingue  l’avvertimento del contrario  dal  sentimento del contrario, il primo ci fa percepire le cose in modo superficiale, il secondo ci fa percepire le vere motivazioni dei comportamenti umani e dunque la vera condizione di alienazione e di sofferenza che è dietro quei comportamenti.

LE NOVELLE

Il progetto dello scrittore era quello di raccogliere 365 novelle in vari volumi dal titolo Novelle per un anno, ma rimase incompiuto. Oggi  possediamo circa 250 novelle raccolte senza alcun criterio né cronologico né tematico, come allegoria del Caos della vita: ambienti contadini, aristocratici, borghesi, linguaggi diversi in primo luogo linguaggio siciliano e romano. Nelle novelle compare un realismo ed una tendenza all’astrazione ad un tempo, le ultime furono scritte tra il 1931 e il 1936 tuttavia sembrano estranee alla poetica dell’umorismo. Presentano caratteristiche surreali, aspetti onirici, atmosfere allucinate, alludendo a momenti di epifania, in cui sarebbe possibile la fusione tra uomo e natura , seppure per brevi momenti. Il surrealismo indica una aspirazione all’utopia , importanti opere  di Pirandello appartenenti al momento surrealista sono: Uno nessuno e centomila, Quaderni di Serafino Gubbio, I giganti della montagna.  Non mancano tecniche espressionistiche nelle novelle di Pirandello, ad esempio la zoomata su un particolare che provoca un effetto straniante e sconvolgente sul  personaggio e lo fa risalire dal particolare a riflessioni generali, rivelandogli un aspetto nuovo della realtà a cui lui non aveva mai pensato. Ed è proprio con queste tecniche espressionistiche che la narrativa di P. diventa scrittura di polemica e di denuncia sociale e talvolta anche di polemica politica  come ne’ “I giganti della montagna”, in cui la critica contemporanea ha ravvisato una denuncia del  regime fascista. In alcune novelle sembra quasi che  la Storia, con tutta la sua negatività ,  incluso il progresso e la tecnica, si opponga  alla autenticità della natura ( vedi Leopardi e Verga per questo aspetto).

“Le novelle per un anno” è un capolavoro della novellistica italiana accanto al “Decamerone”, cui Pirandello si ispira in parte, nell’intento di rappresentare realisticamente la “commedia umana”.

IL FU MATTIA PASCAL

Quest’opera è una sorta di tre romanzi in uno:

a)      C’è la vicenda di Mattia che ripercorre la sua storia ( circa due capitoli) e si sente ormai fuori dal mondo e isolato, egli non ha nessuna identità e vaga come un uomo che non è né vivo nè morto. Questa parte è quasi un antiromanzo, nel senso che non si può sviluppare alcuna storia da essa.

b)  C’è la vicenda in cui Mattia Pascal decide di cambiare vita ma fallisce

c)  C’è infine la parte in cui vengono raccontate le vicende di Adriano Meis e la definitiva consapevolezza di non poter  vivere senza “forma”.

Il testo è intessuto di esclamazioni, interrogazioni, in cui la narrazione e la meta-narrazione si mescolano, la narrazione assume le forme di un soliloquio con una forte carica di espressività. Il personaggio è un “inetto” alla maniera dei personaggi di  Svevo o di tanti autori del Novecento, egli è inadatto alla vita per la sua tendenza allo sdoppiamento e alla problematicità. A livello simbolico, sull’asse paradigmatico del testo la tematica dello sdoppiamento e della duplicità  del personaggio compare in più punti del testo:  egli seduce due donne( una volta Romilda e una volta Olivia); due volte si finge morto; due volte si dà una nuova personalità; due volte tenta di insinuarsi in coppie diverse ( tra la moglie e il secondo marito una volta ,  poi tra l’innamorata dell’amministratore e l’amministratore un’altra volta e, infine, tra  la donna conosciuta a Roma e il suo corteggiatore che la insidia).

 

 

Lascia una risposta