Boccaccio

Boccaccio(1313-1375)

Anche Boccaccio come Petrarca, visse nel contesto storico-culturale che possiamo definire preumanistico. In quel periodo il papato diventa succube della monarchia francese e anche l’impero si indebolisce a vantaggio delle nuove monarchie nazionali. La cultura non è più appannaggio dei monasteri e delle università ma si diffonde nelle corti e nelle accademie, nasce il letterato di professione che è cortigiano, chierico, mercante o giurista. Nell’ambito filosofico assistiamo alla crisi della Scolastica e alla esaltazione dell’uomo come materia e spirito. In ambito letterario c’è una forte riscoperta dei classici ed uno studio di essi privo di distorsioni interpretative e di carattere religioso.

Possiamo suddividere la produzione di Boccaccio in gruppi di opere risalenti a periodi diversi. Abbiamo le opere del periodo napoletano e opere del periodo fiorentino.

Al periodo napoletano risalgono le opere della prima giovinezza, opere che scaturiscono dall’esperienza autobiografica e mondana. Esse trattano della tematica amorosa e subiscono le suggestioni del romanzo cortese cavalleresco in lingua d’oil tra cui il Roman de Troie ed il ciclo Tebano. Delle opere di questo periodo ricordiamo La caccia di Diana, Il Filocolo, Il Filostrato, Il Teseida.

Nel periodo fiorentino Boccaccio si dedicò alla poesia allegorico dottrinaria sull’esempio della letteratura fiorentina del Duecento e di Dante. Nascono così La commedia delle ninfe e L’Amorosa visione. L’allegoria di Boccaccio tuttavia non contiene precetti religiosi ma una saggezza mondana. A questo periodo risalgono anche le opere che narrano vicende d’amore come Ninfale fiesolano e Le elegie di madonna Fiammetta.

Il Decamerone è l’opera più importante di questo periodo, qui Boccaccio riduce lo sforzo di erudizione mostrato in precedenza e scrive un’opera originale senza il ricorso immediato ai modelli della tradizione. Ci sono personaggi appartenenti a tutti i ceti sociali e sono presenti sia aspetti della società cortese che aspetti della società mercantile, pertanto compaiono sia i valori della “masserizia” e del mondo dei mercanti, sia i valori della “cortesia”, tipici della società feudale e cavalleresca. La morale è improntata ad un realismo e ad un relativismo che valorizza la ricerca individuale delle soluzioni, senza indicare scelte di comportamento obbligato che devono valere per tutti. Boccaccio, infatti, si limita a descrivere la realtà oggettiva e non impone una sua morale nel racconto. Il Decamerone è costituito da cento novelle , raccontate in dieci giornate da dieci giovani. Possiamo dire che l’opera è costituita da una SUPERCORNICE, rappresentata dagli interventi in prima persona dell’autore , i quali avvengono nel proemio, nell’introduzione alla prima giornata, poi nell’introduzione alla quarta giornata e infine nella conclusione dell’opera; da una CORNICE vera e propria, costituita dai dieci giovani che, in seguito all’avvento della peste, si ritirano in campagna e narrano le storie; infine dal CORPO DELLA NARRAZIONE vero e proprio che è costiutito dalle cento novelle raccontate. La cornice veniva usata già prima nella letteratura araba e orientale, ma anche nella letteratura latina del V sec.d.C.

A proposito della cornice, bisogna però cercare di capire perché Boccaccio adopera questo espediente e che significato metaforico c’è dietro : i dieci novellatori ci raccontano cento storie diverse, in cui la realtà appare molteplice, varia e caotica, Boccaccio inquadrando queste storie in una cornice imprime alla realtà una sorta di ordine ed organizza la narrazione secondo simmetrie interne (dieci giornate, dieci ragazzi e ragazze, cento novelle). I dieci novellatori pertanto rappresentano metaforicamente una società in cui si possono ancora riscontrare i valori del vivere civile, una società in cui vi è raffinatezza , gusto per una conversazione pacata e intelligente. Nella città, al contrario, imperversa la peste la quale purtroppo ha fatto piombare gli uomini in uno stato di bestialità , di egoismo, di inciviltà , con l’ abbandono dei morti per le strade , la paura del contagio e i disordini di ogni genere. Nell’opera si possono riscontrare numerose altre simmetrie interne oltre a quelle su indicate. Ad esempio il rapporto di similarità e allo stesso tempo di opposizione tra la prima novella, il cui si parla di un individuo considerato il peggiore di tutti e l’ultima novella in cui si riportano le azioni di un uomo considerato il migliore di tutti. Poi ancora novelle in cui gli stessi temi, come l’amore o l’intelligenza, vengono trattati da angolazioni diversi. Boccaccio pertanto sembra voler esaminare interamente la realtà da tutti i punti di vista e nella sua totalità, allo scopo di comprenderla e farsene un’idea . Egli a differenza di Dante cerca di non imporre i propri giudizi ed i propri punti di vista ma è attento ad osservare i comportamenti di tutti gli uomini in una sorta di visione poliprospettica, “orizzontale” per così dire e non “verticale”, laica e non teologica . Le opere del passato a cui Boccaccio sembra rifarsi sono i fabliaux, i racconti orientali, la satira menippea (nata nell’ambito della letteratura ellenistica), la letteratura cortese e cavalleresca, e poi ancora i racconti di tipo morale e religioso della letteratura medievale e soprattutto il Novellino, un libro di novelle apparso negli ultimi decenni del 1200 di un autore sconosciuto.

Nel Decamerone ci sono due forze che muovono tutte le vicende esse sono l’amore e la fortuna, quest’ultima non è intesa alla maniera di Dante, cioè come divina Provvidenza, ma come pura casualità di eventi negativi che l’uomo non può prevedere ma ai quali può opporsi con la sua intelligenza. I personaggi del Decamerone, pertanto, si comportano in modo molto diverso a seconda delle circostanze e delle opportunità che si presentano e cercano di trovare un equilibrio tra i loro egoismi o le loro pulsioni naturali e l’onestà ed il vivere civile. All’interno del Decamerone compaioni stili diversi: alto, medio, basso. Ora la sintassi è elegante ed articolata con numerose figure retoriche, ora invece è familiare e colloquiale, con un linguaggio semplice ed essenziale. Le singole parole a volte sono dialettali, a volte auliche , a volte fanno parte di un linguaggio tecnico, spesso sono parole comuni per un pubblico borghese e non aristocratico. 

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